Il Dio della Genesi firma la sua promessa con un cielo stellato. Conduce il povero pastore errante fuori dal suo ristretto giro di cose e gli dice: guarda. Questo sono io: ti prometto che ti amo. Guarda. Però esci fuori dal tuo ristretto giro di cose. Siamo ciò che guardiamo. E chi guarda le stelle sente l’eco di una promessa.
In questa giornata in cui i Re Magi raggiungono un bambino per essersi fidati di una stella, vorrei anche io uscire fuori dal mio ristretto giro di cose, da ciò che mi ostino a guardare: le mie sicurezze, le mie paure, i miei fallimenti, le mie illusioni. Oggi è il giorno che porta via le feste. O forse, è il giorno che porta la festa dentro i giorni ordinari che cominciano.
“E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Così esce Dante dall’inferno. Così si esce dai propri piccoli o grandi inferni: a costo di un po’ di torcicollo. Per questo siamo fatti, per le stelle, più che per i nostri schermi, esteriori e interiori.
Alessandro D'Avenia
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