mercoledì 18 gennaio 2012

Il mito di Cura

“Mentre Cura stava attraversando un certo fiume, vide del fango argilloso. Lo raccolse pensosa e cominciò a dargli forma. Ora, mentre stava riflettendo su ciò che aveva fatto, si avvicinò Giove. Cura gli chiese di dare lo spirito di vita a ciò che aveva fatto e Giove acconsentì volentieri. Ma quando Cura pretese di imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio nome. Mentre Giove e Cura disputavano sul nome, intervenne anche Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome, perché essa, la Terra, gli aveva dato il proprio corpo. I disputanti elessero Saturno, il Tempo, a giudice, il quale comunicò ai contendenti la seguente decisione: - Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu Cura che per prima diede forma a questo essere, finché esso vive, lo custodisca. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami homo poiché è stato tratto da humus-”.
                                                                                                                                     Igino, I sec. a.c.
Il racconto affascina; dice tutto il travaglio dell’uomo, di ogni tempo e di ogni luogo, di fronte ai grandi interrogativi della vita ma apre, anche, con forza, una riflessione sul comportamento umano.
Il prendersi cura, infatti, ci fa pensare alla capacità di stabilire relazioni significative tra persone, a relazioni che vadano ben oltre la superficie dell’apparenza o della formalità. Ci porta alla considerazione dei legami e delle relazioni che teniamo con l’altro, il nostro simile, chiunque sia.
“Prendersi cura dell’altro” vuol dire, perciò, “prendersi a cuore” tutto ciò che di bello e di buono è in lui, perché non vada perduto e perché in lui, tutto ciò che ha bisogno di attenzioni, possa essere curato.

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