Il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto.
(Pr 3,12).
Quanta fatica la vita, quanto pesante il cammino dinanzi. Ogni ora è
carico, ogni carico è frontiera da superare, confine tra giusto e non
dovuto, tra bene da consegnare e male da non fare. Quanto sudore tirarsi
dietro il destino e trasformare il tempo da sopportato in straordinaria
possibilità e sentirlo come luogo d'incontro tra diversi diventati
fratelli per volontà del Padre.
Non raro il grido di chi, provocato dal bagaglio non dovuto, tale
avvertito, risentito sbotti: «Fino a quando?» (Sal 13,2). Paura di non
farcela, rischio di solitudine insopportabile. Ma Padre è parola di
confine tra un dio insensibile e lontano, potente della sua potenza,
straniero al destino dell'uomo, e un Dio amore. Padre è conforto di
esperienza che regge il confronto tra la prova da sopportare e la
compagnia per superarla. Dio, il mio Dio, è Padre che permette il tempo
della fatica, il sudore del cammino ma resta al fianco del figlio finché
la prova sia superata.
Amore di Dio per il suo gregge, carezza tenerissima di Padre: non temere
figlio, oggi si apre la consolazione; comunque vada, passi di gioia o
di dolore, soffi di vittoria o amarezza di sconfitta, comunque vada il
Signore è tuo pastore, nulla mancherà alla speranza, nulla sarà
rischiato senza la forza del Suo braccio, la certezza della sua carezza.
Dal Mattutino del 5 gennaio 2012
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