domenica 29 gennaio 2012

Un bel film che lascia tutti senza parole!

Tiziano Ferro canta:  http://www.youtube.com/watch?v=DodhKoaQeS4

Vorrei che fosse oggi, in un attimo già domani,
per iniziare per stravolgere tutti i miei piani,
perchè sarà migliore e io sarò migliore,
come un bel film che lascia tutti senza parole.

"Questa vita" ha detto mia madre, "Figlio mio va vissuta!"

Domenica si celebra la giornata della vita, dela vita indifesa, della vita in pericolo, del dono della vita, della meraviglia della vita. L'augurio è che ognuno di noi, ogni giorno, sia migliore del giorno prima, con parole, pensieri e gesti per poter dire: che spettacolo quella vita, vissuta veramente!

L'autorità di Dio

Spesso per l’uomo l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è Amore.
Benedetto XVI, Angelus del 29/01/12

domenica 22 gennaio 2012

Il più grande tra gli scogli è lo scoraggiamento

Ieri mi sono imbattuta in questo:

“Il più grande tra gli scogli è lo scoraggiamento. Vi sono motivi umani e soprannaturali di fiducia. Il passato, anche il più infelice, può diventare elemento di costruzione per un futuro lucente… Considerate Pietro! Pensate a Paolo! Guardate ad Agostino…” 


…e sinceramente penso a me, alla mia storia, alle fatiche, alle ferite, alle delusioni, a ciò che la vita mi ha negato e non mi ha dato… Arriva un giorno in cui ti dici: e allora? Questa non sono IO, è solo il mio passato, è una parte di me. Ignorarlo? Inutile. Nasconderlo? E’ da stupidi! Affrontarlo? E’ da paura! 
          Farà indubbiamente paura ma, in fin dei conti, è la sola cosa giusta da fare: affrontarlo, riconciliarsi, mettere un punto e imparare a guardare con occhi nuovi e cuore aperto e grato, per scoprire tutto quel bene nascosto che pur esiste oltre la sofferenza. Mi potrete dire: “E se non ci fosse? Se la vita avesse solo preso, senza mai dare?”. Possibile! Chi potrebbe negarlo… E allora si può scegliere comunque chi essere per il futuro: se continuare a essere per gli altri persone che tolgono perchè a loro è stato tolto o che donano ciò che essi stessi non hanno ricevuto… Scegliere: questa è nostra vera possibilità di vivere!
          Oggi penso al giorno in cui con il cuore in lacrime ho detto: “Basta! Da questo momento le cose devono cambiare, costi quel che costi!”. E allo scoraggiamento, come vero e proprio ostacolo al vivere pieno, ho scelto di rispondere con la voglia di sperare, di credere, di investire energie nella fiducia verso me stessa, gli altri, il mondo e Dio. 

Si può sbagliare ancora? Sì! Ma si può anche ricominciare… 

Si può cadere e farsi tremendamente male? Sì! Ma ci si può anche rialzare e farsi curare… 

Si può notare che tutto il mondo mi sta contro e che alla fine di mezzo ci vado sempre io? Sì! Ma si può anche pensare che la mia è solo una prospettiva possibile…

Ma a questo punto ci si può anche chiedere:
“Si può credere che ognuno di noi può fare la differenza, nella propria vita e sul mondo?”

Suor Mariangela

mercoledì 18 gennaio 2012

Il mito di Cura

“Mentre Cura stava attraversando un certo fiume, vide del fango argilloso. Lo raccolse pensosa e cominciò a dargli forma. Ora, mentre stava riflettendo su ciò che aveva fatto, si avvicinò Giove. Cura gli chiese di dare lo spirito di vita a ciò che aveva fatto e Giove acconsentì volentieri. Ma quando Cura pretese di imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio nome. Mentre Giove e Cura disputavano sul nome, intervenne anche Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome, perché essa, la Terra, gli aveva dato il proprio corpo. I disputanti elessero Saturno, il Tempo, a giudice, il quale comunicò ai contendenti la seguente decisione: - Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu Cura che per prima diede forma a questo essere, finché esso vive, lo custodisca. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami homo poiché è stato tratto da humus-”.
                                                                                                                                     Igino, I sec. a.c.
Il racconto affascina; dice tutto il travaglio dell’uomo, di ogni tempo e di ogni luogo, di fronte ai grandi interrogativi della vita ma apre, anche, con forza, una riflessione sul comportamento umano.
Il prendersi cura, infatti, ci fa pensare alla capacità di stabilire relazioni significative tra persone, a relazioni che vadano ben oltre la superficie dell’apparenza o della formalità. Ci porta alla considerazione dei legami e delle relazioni che teniamo con l’altro, il nostro simile, chiunque sia.
“Prendersi cura dell’altro” vuol dire, perciò, “prendersi a cuore” tutto ciò che di bello e di buono è in lui, perché non vada perduto e perché in lui, tutto ciò che ha bisogno di attenzioni, possa essere curato.

domenica 15 gennaio 2012

A scuola di perdono per sconfiggere l'odio

Perdonare chi ci ha fatto del male. Chi ci riesce, vive, chi odia si macera e muore dentro. Come spiegava già la fulminante genialità di William Shakespeare: "Serbare rancore equivale a prendere un veleno e sperare che a morire sia l’altro"... Chi sa amare il nemico, insomma, traccia il confine tra misericordia e vendetta, ma soprattutto scopre il segreto per cui, nonostante l’ingiustizia subìta, la vita può ancora essere un tesoro prezioso anziché un tormento. Un segreto che non è facile mettere in pratica quando il dolore ci schiaccia, ma che si può apprendere da chi ci è passato.
Il verso shakespeariano è dunque lo slogan della nuova Università del Perdono, che apre i battenti dopodomani a Rimini presso la "Casa Madre del Perdono", in seno all’associazione "Papa Giovanni XXIII" fondata da don Oreste Benzi e oggi guidata da Paolo Ramonda: un vero e proprio seminario articolato in una serie di incontri mensili, durante i quali esperti e testimoni diretti spiegheranno come si può arrivare a vincere la logica della morte spezzando il circolo vizioso della vendetta e dell’odio. Di quanto oggi ce ne sia bisogno lo dimostra il fatto che le iscrizioni sono state chiuse per "sovraffollamento", dopo che una settantina di persone hanno aderito: «Si tratta di alcune famiglie ma soprattutto di numerose coppie, il che ci ha abbastanza sorpresi – spiega Giorgio Pieri, responsabile della Casa Madre del Perdono e della vicina Casa Madre della Riconciliazione –. Inoltre si sono iscritte singole persone spinte dalla necessità di riuscire a perdonare e riprendere così il normale corso della vita, altrimenti impossibile. Oltre questo numero non potevamo andare, anche perché si tratta, appunto, di una casa, che ospita quindici persone». Le quali, come sempre avviene nelle realtà germogliate dalla santità di don Benzi, sono loro stesse parte di un progetto di amore e misericordia che di retorico non ha nulla: «Sono quindici detenuti comuni agli arresti domiciliari o in affidamento, che da noi scontano la misura alternativa al carcere e hanno la possibilità di rimediare concretamente al loro passato, usufruendo proprio della logica del perdono. Sempre che abbiano voglia di farlo seriamente: il buonismo non ci interessa».

Nelle tante case famiglia di don Benzi sparse per il mondo è normale che l’umanità tutta si incontri in un unico progetto che guarda all’Oltre e supera le barriere del preconcetto, lasciando a tutti quella seconda possibilità che è il senso della speranza propria dei cristiani. «Così anche ai nostri ospiti, che chiamiamo i "recuperandi", proponiamo un percorso educativo molto complesso, affinché non tornino a delinquere. È provato, infatti, che una giustizia repressiva causa una percentuale altissima di recidive, mentre la giustizia riparatoria porta al recupero dei colpevoli». Molti dei recuperandi sono stranieri, spesso di altre religioni, e nessuno chiede loro di convertirsi al cristianesimo, ma «nel percorso che devono accettare se vogliono entrare da noi, e del quale vengono avvisati quando ancora sono in carcere, c’è anche la formazione religiosa: proponiamo loro quei valori che, poiché hanno commesso gravi reati, non conoscono». In tutto ciò è coinvolta la società civile, chiamata così a perdonare i reati che l’hanno colpita e a rispondere con azioni di volontariato. «Lavorare insieme aiutandosi era il motto di don Oreste – continua Pieri – e fa veri miracoli. I cuori induriti spesso si sciolgono a contatto con le vite disabili, ad esempio». I più indifesi, insomma, disarmano anche gli irrecuperabili: «Proprio irrecuperabile sembrava Giuliano, un detenuto inviato da noi perché non si sapeva più come prenderlo. A contatto con Damiano è stato una rivelazione».

Un po' di torcicollo a volte fa bene

Il Dio della Genesi firma la sua promessa con un cielo stellato. Conduce il povero pastore errante fuori dal suo ristretto giro di cose e gli dice: guarda. Questo sono io: ti prometto che ti amo. Guarda. Però esci fuori dal tuo ristretto giro di cose. Siamo ciò che guardiamo. E chi guarda le stelle sente l’eco di una promessa.
In questa giornata in cui i Re Magi raggiungono un bambino per essersi fidati di una stella, vorrei anche io uscire fuori dal mio ristretto giro di cose, da ciò che mi ostino a guardare: le mie sicurezze, le mie paure, i miei fallimenti, le mie illusioni. Oggi è il giorno che porta via le feste. O forse, è il giorno che porta la festa dentro i giorni ordinari che cominciano.
“E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Così esce Dante dall’inferno. Così si esce dai propri piccoli o grandi inferni: a costo di un po’ di torcicollo. Per questo siamo fatti, per le stelle, più che per i nostri schermi, esteriori e interiori.
                                                                                                                                 Alessandro D'Avenia

martedì 10 gennaio 2012

domenica 8 gennaio 2012

La gioia di essere figli!

Partiamo dal nostro essere semplicemente figli: questa è la condizione fondamentale che ci accomuna tutti. Non tutti siamo genitori, ma tutti sicuramente siamo figli. Venire al mondo non è mai una scelta, non ci viene chiesto prima se vogliamo nascere. Ma durante la vita, possiamo maturare un atteggiamento libero nei confronti della vita stessa: possiamo accoglierla come un dono e, in un certo senso, “diventare” ciò che già siamo: diventare figli. Questo passaggio segna una svolta di maturità nel nostro essere e nel rapporto con i nostri genitori, che si riempie di riconoscenza. E’ un passaggio che ci rende anche capaci di essere a nostra volta genitori – non biologicamente, ma moralmente.

Anche nei confronti di Dio siamo tutti figli. Dio è all’origine dell’esistenza di ogni creatura, ed è Padre in modo singolare di ogni essere umano: ha con lui o con lei una relazione unica, personale. Ognuno di noi è voluto, è amato da Dio. E anche in questa relazione con Dio noi possiamo, per così dire, “rinascere”, cioè diventare ciò che siamo. Questo accade mediante la fede, mediante un “sì” profondo e personale a Dio come origine e fondamento della nostra esistenza. Con questo “sì” io accolgo la vita come dono del Padre che è nei Cieli, un Genitore che non vedo ma in cui credo e che sento nel profondo del cuore essere il Padre mio e di tutti i miei fratelli in umanità, un Padre immensamente buono e fedele. Su che cosa si basa questa fede in Dio Padre? Si basa su Gesù Cristo: la sua persona e la sua storia ci rivelano il Padre, ce lo fanno conoscere, per quanto è possibile in questo mondo.

Cari amici, questa domenica del Battesimo del Signore conclude il tempo di Natale. Rendiamo grazie a Dio per questo grande mistero, che è fonte di rigenerazione per la Chiesa e per il mondo intero. Dio si è fatto figlio dell’uomo, perché l’uomo diventi figlio di Dio. Rinnoviamo perciò la gioia di essere figli: come uomini e come cristiani; nati e rinati ad una nuova esistenza divina. Nati dall’amore di un padre e di una madre, e rinati dall’amore di Dio, mediante il Battesimo.
Benedetto XVI

giovedì 5 gennaio 2012

Forza e certezza

Il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto. (Pr 3,12). Quanta fatica la vita, quanto pesante il cammino dinanzi. Ogni ora è carico, ogni carico è frontiera da superare, confine tra giusto e non dovuto, tra bene da consegnare e male da non fare. Quanto sudore tirarsi dietro il destino e trasformare il tempo da sopportato in straordinaria possibilità e sentirlo come luogo d'incontro tra diversi diventati fratelli per volontà del Padre. Non raro il grido di chi, provocato dal bagaglio non dovuto, tale avvertito, risentito sbotti: «Fino a quando?» (Sal 13,2). Paura di non farcela, rischio di solitudine insopportabile. Ma Padre è parola di confine tra un dio insensibile e lontano, potente della sua potenza, straniero al destino dell'uomo, e un Dio amore. Padre è conforto di esperienza che regge il confronto tra la prova da sopportare e la compagnia per superarla. Dio, il mio Dio, è Padre che permette il tempo della fatica, il sudore del cammino ma resta al fianco del figlio finché la prova sia superata. Amore di Dio per il suo gregge, carezza tenerissima di Padre: non temere figlio, oggi si apre la consolazione; comunque vada, passi di gioia o di dolore, soffi di vittoria o amarezza di sconfitta, comunque vada il Signore è tuo pastore, nulla mancherà alla speranza, nulla sarà rischiato senza la forza del Suo braccio, la certezza della sua carezza.
Dal Mattutino del 5 gennaio 2012

domenica 1 gennaio 2012

Auguri speciali di un buon 2012

Dal Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2012 di Papa Benedetto XVI
Cari giovani, voi siete un dono prezioso per la società. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà e non abbandonatevi a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi. Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio, di scegliere le vie che richiedono fedeltà e costanza, umiltà e dedizione. Vivete con fiducia la vostra giovinezza e quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di amore vero! Vivete intensamente questa stagione della vita così ricca e piena di entusiasmo.