Solo l’amore è un po’ così. Se non ci
fosse quello non mi alzerei la mattina. L’amore per un libro, un paesaggio, un
amico, una donna, una madre. È l’unica cosa quotidiana che non finisca con
l’annoiarmi. Ma anche quello spesso si rompe e 'che fatica rimetterlo a
posto!'. Quando la trovo, quella bellezza, mi ci aggrappo come la cozza allo
scoglio e la piovra alla sua preda, perché non scappi troppo presto, per
lasciare solo un ricordo dolce-amaro. Ma quel Bambino? È l’amore in persona? L’amore
fatto persona? L’amore fatto limite e quotidianità? Non può essere. Se fosse
vero, un’altra bellezza sarebbe entrata nel mondo, nel silenzio, quasi
senz’arte. Tutto diverrebbe improvvisamente bello: i pannolini, le pappe, le
veglie, i sorrisi e le lacrime. Tutto diverrebbe improvvisamente divino, perché
non c’è niente di umano che quel bambino non debba fare: è un uomo e non c’è
niente di umano che gli sia estraneo. Questa è la notizia. Se è così, c’è per
me una bellezza che non si rovina, che non si rompe, che non c’entra con il
nettare e l’ambrosia, con la proporzione e l’armonia, ma c’entra con la vita
quotidiana, con il sudore, i capelli, la pelle, le mani screpolate, la fatica,
lo scoraggiamento, la tristezza, la paura, il fallimento, il sangue, il
freddo e il sonno. Una bellezza senza perfezione. Una bellezza che c’entra
con tutto, perché tutto ha attraversato. Una bellezza fecondata da limiti e
sproporzioni, per partorire ciò che non passa. Io questa bellezza cerco.
Questa bellezza nasce per me. In una stalla.
Alessandro D’Avenia
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