mercoledì 28 dicembre 2011

Credo in unum deum

Per ricordare il 300° della chiesa di Villa Sesso.
Per imparare a cantare a più voci.
Per tornare indietro nel tempo.
Per ripassare un po' di latino.
Per ascoltare una canzone magnifica.
Per meditare una bella e antica preghiera.
Per proclamare la nostra fede in un solo Dio.

http://www.youtube.com/watch?v=ND-L8vG9LsM

domenica 25 dicembre 2011

Per incontrare Gesù dobbiamo scendere da cavallo!

Chi oggi vuole entrare nella chiesa della Natività di Gesù a Betlemme, scopre che il portale, che un tempo era alto cinque metri e mezzo e attraverso il quale gli imperatori e i califfi entravano nell’edificio, è stato in gran parte murato. È rimasta soltanto una bassa apertura di un metro e mezzo. L’intenzione era probabilmente di proteggere meglio la chiesa contro eventuali assalti, ma soprattutto di evitare che si entrasse a cavallo nella casa di Dio. Chi desidera entrare nel luogo della nascita di Gesù, deve chinarsi. Mi sembra che in ciò si manifesti una verità più profonda, dalla quale vogliamo lasciarci toccare in questa Notte santa: se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione “illuminata”. Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere. Dobbiamo chinarci, andare spiritualmente, per così dire, a piedi, per poter entrare attraverso il portale della fede ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato. 

Benedetto XVI

La bellezza nasce in una stalla!

Solo l’amore è un po’ così. Se non ci fosse quel­lo non mi alzerei la mattina. L’amore per un libro, un paesaggio, un amico, una donna, u­na madre. È l’unica cosa quotidiana che non finisca con l’annoiarmi. Ma anche quello spes­so si rompe e 'che fatica rimetterlo a posto!'. Quando la trovo, quella bellezza, mi ci ag­grappo come la cozza allo scoglio e la piovra alla sua preda, perché non scappi troppo pre­sto, per lasciare solo un ricordo dolce-amaro. Ma quel Bambino? È l’amore in persona? L’a­more fatto persona? L’amore fatto limite e quo­tidianità? Non può essere. Se fosse vero, un’al­tra bellezza sarebbe entrata nel mondo, nel silenzio, quasi senz’arte. Tutto diverrebbe im­provvisamente bello: i pannolini, le pappe, le veglie, i sorrisi e le lacrime. Tutto diverrebbe improvvisamente divino, perché non c’è nien­te di umano che quel bambino non debba fa­re: è un uomo e non c’è niente di umano che gli sia estraneo. Questa è la notizia. Se è così, c’è per me una bellezza che non si rovina, che non si rompe, che non c’entra con il nettare e l’ambrosia, con la proporzione e l’armonia, ma c’entra con la vita quotidiana, con il sudore, i capelli, la pelle, le mani screpolate, la fatica, lo sco­raggiamento, la tristezza, la paura, il falli­mento, il sangue, il freddo e il sonno. Una bel­lezza senza perfezione. Una bellezza che c’en­tra con tutto, perché tutto ha attraversato. U­na bellezza fecondata da limiti e sproporzio­ni, per partorire ciò che non passa. Io questa bellezza cerco. Questa bellezza nasce per me. In una stalla.
Alessandro D’Avenia

mercoledì 21 dicembre 2011

Auguri malgasci

Ormai è Natale e io mi sento un po’ come Giuseppe e Maria: pellegrina
alla ricerca di una casa, di un luogo, di un angolo per accogliere il
Signore che viene..
Da quando gli esercizi spirituali dell’equipe missionaria sono
terminati, mi sono messa in viaggio.. è fomba (abitudine) prima di
lasciare il Madagascar passare dalle comunità conosciute e dalle
persone incontrate per fare il veloma: l’ultimo saluto, letteralmente
ad-dio. Qui i saluti sono molto importanti!! Fanno parte integrante
della relazione con l’altro.. anche quando ci si incontra per strada
alla domanda inona no vaovao? (cosa c’è di nuovo?) non scappa nessuno,
neanche noi vazaha (bianchi). I malgasci sono capaci di ripeterla
molte volte parchè qualcosa da raccontare c’è sempre..
E così, come tradizione vuole, mi sono messa in cammino: adesso mi
trovo a Manakara, nella comunità dei volontari per trascorrere un po’
di tempo con chi con me ha condiviso un pezzo di strada, credo il più
denso e gravido e misericordioso che abbia mai vissuto. Non potevo non
passare un’ultima volta..
Questo tempo di distacco non è facile. Fa male dire ad-dio alle
persone a cui si vuole bene e con cui si è imparato a camminare
dandosi tempi e ritmi nuovi. E non è facile farlo quando si è in
movimento continuo.. partire-fermarsi-stare-salutare-partire e poi di
nuovo partire-fermarsi-stare-salutare-partire e ancora
partire-fermarsi-stare-salutare-partire ma questo stare sulla strada
mi aiuta a entrare in modo nuovo nell’avvento: non nell’attesa che
qualcosa debba accadere ma nel sperimentare l’accoglienza e
l’ospitalità di un pranzo condiviso, di una preghiera spontanea in
riva all’oceano, nell’abbraccio di un amico, nelle parole di saluto di
fratelli e sorelle.. di una benedizione inaspettata dell’equipe
missionaria, come un nuovo mandato di rientro.
Questo Natale l’ho vivo un po’ al contrario: non da ospitante ma da
ospite. Pellegrinare per il Madagascar mi porta a vivere questo tempo
in modo più essenziale, più palpabile, più comprensibile.. e voi siete
con me, anche oggi. Lo siete sempre stati! Nei pensieri, nelle
preghiere, nei ricordi e in particolare nel cuore.. e tra pochi giorni
ci ritroveremo tutti insieme inginocchiati davanti a una mangiatoia
per farci piccoli davanti al signore che viene..


Tratra ny Noely!!
Che per me significa lasciatevi prendere dal Signore nella notte in
cui ha scelto di venire.. Non temete, coraggio!!


in arrivooooooooo,
Pice

domenica 18 dicembre 2011

Ora!

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti canta:

Non c'è montagna più alta di quella che non scalerò, ora.
Non c'è promessa più persa di quella che non giocherò, ora.

Anche se a volte sembra andare male, anche se la montagna sembra troppo alta, se ci teniamo veramente è il momento, ORA, di scalare, di inseguire le nostre passioni e i nostri desideri. ORA è il momento di osare e di stare con FEDELTA' nelle cose che ci piaccono fare, nelle relazioni, anche se attraversate da un momento di aridità, difficoltà, anche se sembrano ormai una scommessa persa. Ed è il momento, ORA, perchè siamo certi che Qualcuno ci tende la mano e ci aiuta a scalare la montagna alta.

Comincia tu, adesso.

Pubblichiamo una riflessione del nostro ormai amico Alessandro D'Avenia (se dice cose belle, non si può non pubblicare!!!!) .... Buona lettura...

«Ho 15 anni e vedo il mondo andare a rotoli. Diamo la colpa a politici, banchieri... Io sono sicura che la colpa invece è nostra. Ci arrabbiamo per cose futili, piut­tosto che farlo per cose importanti. E sono davvero arrabbiata... ognu­no di noi sta gettando al vento le proprie speranze, si parla di crisi, recessione, denaro, potere, quando la gente avrebbe bisogno di sentir parlare un po’ più di amore. Ci stia­mo sottomettendo come animali in cattività, ci scanniamo l’un l’altro, non siamo più consapevoli dei no­stri diritti e ci riesce facile dare la colpa ad altri. Come mai riusciamo a dare la nostra fiducia a fantocci che appaiono in tv e non riusciamo a voler bene alle persone che ci so­no accanto? Abbiamo pregiudizi, che ci avvelenano, ci distruggono. Quello di cui ho bisogno adesso for­se sono parole di conforto, qualcu­no che mi dica che andrà tutto be­ne e invece trovo soltanto persone che si rassegnano, che credono che la situazione potrà solo peggiorare. Probabilmente sarà così ma, caro Alessandro, io le mie speranze non le mollo. Lei cosa pensa che i giovani debbano fare per farsi valere? Odio la violenza e con questa manipola­zione mediatica una manifestazio­ne pacifica passerebbe inosservata. Conosco ragazzi con opinioni forti, che ogni giorno provano a farsi va­lere, siamo tanti, siamo arrabbiati, ci soffocano le grida in gola e nes­suno ci ascolta: 'Tanto siamo solo ragazzi'. Cosa dobbiamo fare?» Cara F., la tua lettera mi giunge in un mo­mento in cui anche io mi chiedo: cosa posso fare, posso ancora spe­rare, a che serve lottare tutti i gior­ni a scuola, scrivere, parlare? Anche io, a volte, ho la tentazione di mol­lare. Poi però puntuale arriva qual­cuno a risvegliarmi dal torpore sot­tile e virulento del disfattismo.

In questo caso, insieme alla tua let­tera, è stato il discorso di Benedet­to XVI per la Giornata della Pace, nel quale dice che la questione è edu­cativa e i veri protagonisti i giovani: «Vorrei dunque presentare il Mes­saggio in una prospettiva educativa: 'Educare i giovani alla giustizia e al­la pace', nella convinzione che es­si, con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza al mondo».

Come dici tu: dipende da te e me. Lasciamo perdere quel teatrino di fantocci e rimbocchiamoci le ma­niche tu e io: ci saranno due furbi in meno. Forse non risolveremo mol­to, e forse ci prenderanno anche in giro, ma almeno ci potremo guar­dare allo specchio, sereni.

Io voglio fare il possibile nello spa­zio che mi è dato adesso: a scuola, in famiglia, con gli amici, sui gior­nali, nei libri che scrivo. «L’educa­zione è l’avventura più affascinan­te e difficile della vita. Educare si­gnifica condurre fuori da se stessi per introdurre alla realtà, verso una pienezza che fa crescere la perso­na. Tale processo si nutre dell’in­contro di due libertà: la responsa­bilità del discepolo, che deve esse­re aperto a lasciarsi guidare alla co­noscenza della realtà, e quella del­l’educatore, che deve essere dispo­sto a donare se stesso. Per questo sono più che mai necessari auten­tici testimoni, e non meri dispen­satori di regole e di informazioni; testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri, perché la loro vi­ta abbraccia spazi più ampi. Il te­stimone è colui che vive per primo il cammino che propone».

Vedi, qui siamo in gioco tu e io. Io provo tutti i giorni a donare me stes­so in questa avventura, ed è fatico­so, spesso fallimentare, ma so an­che che la pienezza della mia vita viene proprio dal donarsi. Io li ve­do quegli spazi più ampi, ma non in sogno, li vedo realizzarsi giorno dopo giorno.

S olo l’amore, che tu invochi, è forte come la morte: solo se io provo ad amare i miei alunni, i miei colleghi, le mie materie, riesco a sottrarre i miei alunni, colleghi, materie, alla morte a cui siamo tutti destinati.

E tu? «Anche i giovani devono avere il coraggio di vivere prima di tutto essi stessi ciò che chiedono a coloro che li circondano». La tua lettera è già un modo di farlo. Tu, F., non lasciare che quel grido ti si blocchi in gola, e comincia tu, nella tua scuola, nella tua famiglia, nel tuo quartiere, insieme ai tuoi amici.

È faticoso essere testimoni, F. A volte mi chiedo chi me lo fa fare, ma poi penso che ci sei tu: sei tu che me lo fai fare, e fosse anche solo per te, io ricomincio. E noi due saremo due «sentinelle che aspettano l’aurora» di un mondo nuovo che, nel nostro piccolo, avremo contribuito a lasciar crescere.

Senza violenza, ma unendo le forze, cambiando le cose dove possibile e prendendo anche qualche sberla. L’alternativa è dormire, F.: fregarcene. Ma che noia è la vita senza ricerca della verità, senza impegnare la libertà, senza lotta, senza Dio.

mercoledì 14 dicembre 2011

Passione e sacrificio


Pubblichiamo la traccia dell'incontro di martedì 13 dicembre: la discussione è stata molto ricca di spunti sui quali riflettere personalmente e come gruppo.

Lei ha portato la differenza. L’indifferenza è non cogliere la differenza tra le cose. Sto così bene con queste cose che mi riempiono la giornata che me le faccio bastare. […]
L’adolescente è fatto per il sacrificio, per l’eroismo, noi li abbiamo trasformati in persone fatte per il piacere. Dai una meta difficile ad un adolescente ed è disposto a dare la vita.
Alessandro D'Avenia

(per vedere il video dell'intervento http://www.youtube.com/watch?v=c_2vHQERrHo )

Come vivete le vostre passioni? Quanto c’è l’aspetto del sacrificio? Siete d’accordo sul fatto che per portare avanti una passione occorre sacrificio? È giusto? È troppo per te sacrificarti per una cosa che ti piace, per una persona, per un ideale?il sacrifico riguarda solamente il fattore tempo?
Vivi e cerchi la tua passione solo quando ne senti il bisogno? Solo quando va tutto bene? Solo quando porta frutto? Una passione è tale solo nel momento in cui ci sto, l’accetto, la porto avanti nel momento di difficoltà, di smarrimento, di stanchezza, di paura, di aridità. Solo se si è fedeli ad una passione si riesce a coltivarla!!!!! È vero per te?
Questo vale anche per le relazioni!

martedì 13 dicembre 2011

Il suono della domenica

Zucchero canta:  http://www.youtube.com/watch?v=O2s4kkxibBY

Al mio paese
vedo fiorire il grano
a braccia tese
verso l'eternità
Il mio paese... 

 Che suono fa la domenica da te? 

E noi, in questo avvento, siamo con le braccia tese verso l'eternità ad aspettare il Signore che viene? 
Che suono fa la domenica da noi? Ha sapore di festa, di riposo, di lode,  di rendimento di grazie, di relazioni nuove, di comunità oppure è un giorno come tanti altri dove dormiamo di più?

sabato 10 dicembre 2011

La gioia di vivere

Si può morire restando vivi. Si muore in molti modi e il più diffuso è quello della solitudine causata dall’assenza di possibilità di raccontare la propria storia, unica e irripetibile, a qualcuno. Amiamo e vogliamo essere amati perché ci sia almeno un interlocutore a cui poterla raccontare questa nostra benedetta vita così grande e fragile. Alcuni giovani muoiono da vivi, per assenza di racconto. Il mondo che dovrebbe ascoltare le loro vite, quello degli adulti, giudica la loro tela assurda, prima ancora che tratti e colori di quella storia si siano potuti dispiegare.
Si muore giovani, e non perché cari agli dei, ma perché disprezzati da loro. Non per una guerra cruenta, ma per mancanza di sguardo: una vocazione, una unicità, per essere ha bisogno di essere percepita.

La gioia di vivere – mi hanno insegnato i miei genitori e maestri – non dipende dal successo, ma dal fatto di occupare il proprio posto nel mondo, nella fedeltà a quello che siamo chiamati a essere e fare, sulla base dei nostri talenti e dei nostri limiti, la conoscenza dei quali ha il suo spazio privilegiato nell’infanzia, nell’adolescenza e nella prima giovinezza. Ciascuno di noi è la propria vocazione, la propria chiamata, il proprio compito. Sul tempio di Apollo a Delfi c’era scritto «Conosci te stesso». Da lì prese le mosse il pensiero occidentale ed è lì che bisogna guardare per questa crisi che è prima ancora che economica, una crisi di senso e di identità.

sabato 3 dicembre 2011

Vacanza invernale 2011-2012


Dove? A Padova (e dintorni???)
Quando? 3-4-5 gennaio 2012
Alloggio? Casa dei colori  (per maggiori informazioni consulta il sito  http://www.casaacolori.org/it/ )
Mezzo di trasporto? Treno e  proprie gambe (magari anche qualche tram ogni tanto!)
Costo? Circa 80 euro esclusi cene e pranzi (nel prezzo inclusi pernottamento 2 notti con colazione e biglietti treni … adattandosi si riesce a spendere poco!)
Con chi? 3°-4°-5° superiore (più qualche educatore innocuo)
Perché? Per trascorrere alcuni giorni insieme in amicizia visitando una bella città (che bella frase fatta!)
Programma? Molto “sciallo” ma di sostanza. (tradotto: poche cose da visitare ma fatte bene, molto tempo libero per stare insieme)

Si prega di dare conferma al più presto per prenotazione!!!!!