Viene il giorno che ti guardi allo specchio e
sei diverso da come ti aspettavi. Sì, perché lo specchio è la forma più crudele di verità.
Non appari come sei veramente. Vorresti che la tua immagine corrispondesse a
chi sei dentro e gli altri, vedendoti, potessero riconoscere subito se sei uno
sincero, generoso, simpatico... invece ci vogliono sempre le parole o i fatti.
E' necessario dimostrare chi sei. Sarebbe bello doversi limitare a mostrarlo.
Sarebbe tutto più semplice. Mi faccio un bel fisico palestrato, un piercing, un
tatuaggio di un leone sul bicipite (che non ho) … non lo so, ci devo pensare.
Però sono tutte cose che appena le guardi capisci chi hai davanti. Erika-con-la-kappa ha il piercing al naso e lo
capisci che è una aperta, una con cui puoi parlare. Susy ha un tatuaggio sotto
l’ombelico, che converge proprio lì. Anche in quel caso capisci con chi hai a
che fare. È una specie di segnaletica di una che te la vuole dare. Insomma:
devo rendermi più evidente, così gli altri mi vedranno di più. Sono stufo di
essere anonimo.
Beatrice
non ne ha bisogno, lei ha i capelli rossi e gli occhi verdi. Bastano quelli a
raccontare quanto sa amare e quanto è pura: rossa come la stella più luminosa,
candida come la sabbia più hawaiana che esista.
Da "Bianca come il latte, rossa come il sangue" Alessandro D'avenia
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Osservate
lo specchio che avete compilato: prevalgono le caratteristiche positive o
negative? Perché? Fisiche o interiori? Perché? Cosa è più facile individuare?
Se prevalgono le negative , perché? Forse vuol dire che siete molto severe con
voi stessi e forse non vi accettate abbastanza. È giusto questo? Parola chiave: GRATUITA’ . Dio ci ama
gratuitamente e per come siamo, nella nostra unicità. Anche noi siamo chiamati
ad amare noi stessi (corpo e interiorità) con gratuità, cioè accettando tutta
la nostra persona, anche se vorremmo fosse diversa, anche se ci piacerebbe
avere qualcosa che ha il nostro amico. Noi siamo fatti così è siamo belli per
questo! Non dobbiamo nasconderci agli altri! Non siamo anonimi!
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Come
tratto il mio corpo? C’è qualcosa che non mi piace e che vorrei cambiare? Se mi
accetto, vuol anche dire che sono disposto a prendermi cura del mio corpo e di
me stesso. Parola chiave: FECONDITA’, nel senso appunto di prendersi cura. Il
cibo, il piercing, un tatuaggio, come entrano in quest’ottica? Prendersi cura
non vuol dire avere ossessione del proprio corpo, della bellezza a tutti i
costi, del mostrarsi, nel vestirsi in un certo modo solo per dimostrare di
essere qualcuno o perché costretto ad aderire a certe idee, schemi mentali o
pseudo politici. Questa è schiavitù! L’ossessione rende schiavi, prendersi cura
rende liberi. È fecondo appunto perché genera amore, in quanto persona pronta a
donarsi.
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Se
guardate lo specchio ci sono degli aspetti di voi che non vi piacciono o che
ritenete come negativi: come vi rapportate con questi? Soffrite per questo?
Avete paura di dirveli e di mostrarli agli altri? Vi arrabbiate con voi stessi
oppure sapete usare MISERICORDIA verso voi stessi? Essere misericordioso vuol
dire avere carità nei propri confronti, saper riconoscere i propri difetti e
imparare a conviverci per trasformarli in punti di forza, sapersi perdonare
quando qualcosa non va oppure si sbaglia. Dio usa misericordia con noi, perché
anche noi a volte non possiamo averne anche verso noi stessi?
Dio ci ama
gratuitamente, si prende cura di noi e ci perdona: noi siamo chiamati ad amarlo
e ad amare i nostri fratelli. Un primo passo per questo è amare se stessi, non
in modo egoistico, ossessivo, ma con gratuità, fecondità e misericordia.


