mercoledì 30 novembre 2011

Specchio delle mie brame

Alcune riflessioni dell'incontro di martedì 29 novembre...


Viene il giorno che ti guardi allo specchio e sei diverso da come ti aspettavi. Sì, perché  lo specchio è la forma più crudele di verità. Non appari come sei veramente. Vorresti che la tua immagine corrispondesse a chi sei dentro e gli altri, vedendoti, potessero riconoscere subito se sei uno sincero, generoso, simpatico... invece ci vogliono sempre le parole o i fatti. E' necessario dimostrare chi sei. Sarebbe bello doversi limitare a mostrarlo. Sarebbe tutto più semplice. Mi faccio un bel fisico palestrato, un piercing, un tatuaggio di un leone sul bicipite (che non ho) … non lo so, ci devo pensare. Però sono tutte cose che appena le guardi capisci chi hai davanti.  Erika-con-la-kappa ha il piercing al naso e lo capisci che è una aperta, una con cui puoi parlare. Susy ha un tatuaggio sotto l’ombelico, che converge proprio lì. Anche in quel caso capisci con chi hai a che fare. È una specie di segnaletica di una che te la vuole dare. Insomma: devo rendermi più evidente, così gli altri mi vedranno di più. Sono stufo di essere anonimo.
Beatrice non ne ha bisogno, lei ha i capelli rossi e gli occhi verdi. Bastano quelli a raccontare quanto sa amare e quanto è pura: rossa come la stella più luminosa, candida come la sabbia più hawaiana che esista.
 Da "Bianca come il latte, rossa come il sangue" Alessandro D'avenia
 
·         Osservate lo specchio che avete compilato: prevalgono le caratteristiche positive o negative? Perché? Fisiche o interiori? Perché? Cosa è più facile individuare? Se prevalgono le negative , perché? Forse vuol dire che siete molto severe con voi stessi e forse non vi accettate abbastanza. È giusto questo?  Parola chiave: GRATUITA’ . Dio ci ama gratuitamente e per come siamo, nella nostra unicità. Anche noi siamo chiamati ad amare noi stessi (corpo e interiorità) con gratuità, cioè accettando tutta la nostra persona, anche se vorremmo fosse diversa, anche se ci piacerebbe avere qualcosa che ha il nostro amico. Noi siamo fatti così è siamo belli per questo! Non dobbiamo nasconderci agli altri! Non siamo anonimi! 

·         Come tratto il mio corpo? C’è qualcosa che non mi piace e che vorrei cambiare? Se mi accetto, vuol anche dire che sono disposto a prendermi cura del mio corpo e di me stesso. Parola chiave: FECONDITA’, nel senso appunto di prendersi cura. Il cibo, il piercing, un tatuaggio, come entrano in quest’ottica? Prendersi cura non vuol dire avere ossessione del proprio corpo, della bellezza a tutti i costi, del mostrarsi, nel vestirsi in un certo modo solo per dimostrare di essere qualcuno o perché costretto ad aderire a certe idee, schemi mentali o pseudo politici. Questa è schiavitù! L’ossessione rende schiavi, prendersi cura rende liberi. È fecondo appunto perché genera amore, in quanto persona pronta a donarsi. 

·         Se guardate lo specchio ci sono degli aspetti di voi che non vi piacciono o che ritenete come negativi: come vi rapportate con questi? Soffrite per questo? Avete paura di dirveli e di mostrarli agli altri? Vi arrabbiate con voi stessi oppure sapete usare MISERICORDIA verso voi stessi? Essere misericordioso vuol dire avere carità nei propri confronti, saper riconoscere i propri difetti e imparare a conviverci per trasformarli in punti di forza, sapersi perdonare quando qualcosa non va oppure si sbaglia. Dio usa misericordia con noi, perché anche noi a volte non possiamo averne anche verso noi stessi?

Dio ci ama gratuitamente, si prende cura di noi e ci perdona: noi siamo chiamati ad amarlo e ad amare i nostri fratelli. Un primo passo per questo è amare se stessi, non in modo egoistico, ossessivo, ma con gratuità, fecondità e misericordia.

giovedì 24 novembre 2011

Dio mi ha disegnato senza braccia E io ballo per lui


La guardi parlare, sprofondata tra i cuscini del divano, e tuo malgrado ti trovi a fissare le sue braccia (o sono gambe?), il gesticolare delle mani affusolate (o sono i piedi?), l’agile movimento delle dita mentre sfoglia le pagine del suo libro e trova la pagina che cercava: «Ecco qui. È il punto in cui racconto che il 18 giugno del 1974 vengo al mondo e i miei si tengono per mano mentre decidono non di "accettarmi" ma di accogliermi con gioia infinita: sapersi amati fa assolutamente la differenza». Simona Atzori ha ormai calcato i palcoscenici del mondo, è volata sulle punte con l’étoile della Scala al "Roberto Bolle and Friends", è stata Ambasciatrice della danza nel Giubileo del 2000, ha aperto le Paraolimpiadi invernali del 2006 e oggi porta in giro per l’Italia "Me", il primo spettacolo realizzato interamente da lei, insieme alla sua compagnia "Simonarte Dance Company" e ai ballerini della Scala di Milano. Ma per molti resta prima di tutto "la danzatrice nata senza braccia". «Sono rimaste in cielo», annuisce serena. Intorno a lei, ballerina e pittrice, i grandi quadri accatastati al suolo, pronti a partire per la prossima mostra.

Parla rilassata, a "braccia" conserte, le "mani" sul grembo, poi le scioglie e le poggia a terra, dove diventano magicamente i suoi piedi. Di nuovo solleva un piede, lo porta alla testa e con eleganza sinuosa si ravvia i lunghi capelli ricci...
Simona, sono più le tue braccia o le tue gambe? Come le senti?
Domanda interessante (ride), non ci avevo mai pensato. Credo che per la maggior parte del tempo siano braccia. Sono vissuta qualche anno in Canada, dove mi sono laureata, e lì mi dicevano che ero proprio un’italiana da quanto gesticolavo. La sintesi perfetta avviene quando guido, un piede su freno o acceleratore, l’altra "mano" sul volante.
Come reagirono i tuoi genitori, Tonina e Vitalino, alla tua nascita?
Allora non c’era l’ecografia, fui una bella sorpresa, non c’è che dire. I primi due parti per mia mamma erano andati male, per questo mia sorella, la sua terza gravidanza, è stata chiamata Gioia. Poi sono arrivata io e mia madre aveva il terrore di perdere anche me. Quando si è svegliata dal cesareo e ha visto i volti cupi degli infermieri, che non le lasciavano vedere la
sua bambina, è stata malissimo. Poi ha saputo che invece ero sana e salva, soltanto mi mancavano le braccia. Mamma e papà si sono abbracciati e hanno subito deciso il da farsi: mi avrebbero insegnato a prendere il ciuccio con i piedini. Già prima che io nascessi, mia madre sognava per me che io diventassi ballerina, mi aveva dentro e già immaginava di vedermi volare sul palcoscenico: il suo primo pensiero è stato la chiave della nostra vita, la sua positività ha dato a tutti noi il segreto della felicità..
L’essere ballerina, e quindi snodata, ti ha aiutato a vivere?
La danza mi ha anche aiutata dal punto di vista fisico, è vero, ma non l’ho scelta io, è lei che ha scelto me, così come la pittura, ed entrambe le arti mi permettono di esprimere tutto il mio mondo interiore.
Ora però con "Cosa ti manca per essere felice?" sei anche scrittrice.
Il titolo del libro è la domanda che faccio sempre agli altri. A me non è mancato nulla, nella mia vita non ho avuto scuse né alibi, allora alle persone vorrei dire di non arrendersi alle prime apparenti difficoltà, di non scoraggiarsi mai perché, anche se ti manca qualcosa, puoi comunque essere felice. Di fronte alla foto di copertina, spesso la gente non si accorge che non ci sono le braccia e questo significa una cosa importante: nella vita bisogna guardare quello che c’è, non lamentarsi per ciò che non abbiamo. Qualcosa, tanto, manca a tutti, anche a chi ha braccia e gambe in regola: l’esteriorità si nota prima, ma se il vuoto è interiore il dolore è più straziante, più limitante di due arti rimasti in cielo.
Qual è il tuo messaggio?
La vita è un dono straordinario e non va sprecata. Io tengo incontri motivazionali in aziende, banche e scuole e sempre cito Papa Giovanni Paolo II: «Prendete la vita nelle vostre mani e fatene un capolavoro». È una verità assolutamente concreta: quando hai un dono sei felice, prima di tutto, e poi vuoi adornarlo, farlo più bello, e questo cerco di fare anch’io. Quando narro la mia storia sembra che racconti una favola, e in effetti è la "mia" favola, è proprio uno spettacolo di vita. Ognuno di noi può fare questo, basta crederci, purché non a metà, crederci veramente. Non è facile, ma nulla è facile nella vita.
Qual è il tuo rapporto con il Creatore?
Ringrazio il Signore non per la vita in generale, ma per avermi disegnata esattamente così. Il mio grazie quotidiano è cercare di rendere questa mia vita un capolavoro, come lui ha voluto che fosse.
Hai anche l’amore... Come lo hai riconosciuto in Andrea, il tuo fidanzato, istruttore di volo?
L’amore è soprattutto l’uomo che gioisce dei tuoi successi e li condivide. Due strade parallele ma una crescita insieme.
 Perché non viene da dire che sei una disabile? Perché ti si conosce e si pensa "che fortuna ha avuto a nascere così"?
Perché è vero. Che cosa significa disabile? Chi lo è e chi no? E colui che è sano, fino a quando lo sarà? Non è questo che conta, non certo due braccia o due occhi, e spesso proprio nella caduta si scopre il senso della vita, come testimoniava Ambrogio Fogar e come racconta Mario Melazzini, il medico malato di Sla. Per molti questo è incomprensibile, perché guardano l’avere e il fare anziché l’essere.
Potessi chiedere al Signore le tue braccia, lo faresti?
In Kenya ho danzato per carcerati, malati di Aids e bambini di strada e mi hanno fatto la stessa domanda. Ti rispondo come a loro: se fossi nata con le braccia, tu ora non staresti parlando con me, ma con un’altra persona. E io amo Simona.

Lucia Bellaspiga

domenica 20 novembre 2011

Brucerò per te

I Negrita (http://www.youtube.com/watch?v=rzgjqbZhzTQ&ob=av2n)  cantano:

BRUCERO' PER TE,
MI FERIRO' PER TE,
BRUCERO' PER TE,
MI AMMALERO' PER TE.

A volte amare significa anche soffrire, perdersi, scottarsi, ferirsi, addirittura bruciare. E' una bella immagine dell'amore: il cuore che brucia per qualcuno, per qualcosa, per una passione, per un ideale, per un credo, per le persone. Un cuore che non guarda solamente il proprio bene, ma mette al centro l'altro, è disposto a rischiare per il bene dell'altro, a mettersi in discussione, a ferirsi. Un amore costante, fedele, che  non si arrende alle difficoltà, anzi le trasforma in occasione di lode e di crescita. Così è Dio Padre con noi. Così possiamo essere noi, creati a sua immagine,  con Lui e sopratutto con le persone che sono accanto a noi.
Marcello

lunedì 14 novembre 2011

Cineforum ... si può fare!

Pubblichiamo la traccia di riflessione del cineforum del 12 novembre sul film "Si può fare"... Commentando, si può continuare il dibattito della serata!

o   provate a confrontare la visione che ognuno ha pensato per se stesso, con quella ricevuta dall’altro (non importa che quest’ultimo sia un vostro stretto amico o solo un compagno di serate: è comunque stimolante sapere quello che lui/lei vede per il vostro futuro!!). In cosa concordano e/o discordano? Trovate una differenza in termini di “valorizzazione”, ovvero scoprite dall’altro che potreste arrivare a fare molte più cose nel vostro futuro rispetto a quelle che voi stessi avevate previsto?Oppure, viceversa, vi trovate svalorizzati nella visione dell’altro?Ancora: cosa potete effettivamente fare vostro (per il vostro futuro, per la vostra vita, intendiamo) della scenario che l’altro ha dipinto per voi?

o   ora, tentate di unire in un’unica visione futura i vostri sogni e quelli che l’altro ha pensato per voi (se non tutti, almeno quelli che sentite più rispondenti ai vostri bisogni e alla vostra personalità). In una scala da 1 a 10, quanto considerate concretamente realizzabili tali proposte? Con quali tempistiche (intendiamo: quali pensate di poter realizzare prima, quali dopo, nell’arco dei prossimi cinque anni)? Soffermandoci prima sui sogni più “facili” e poi su quelli che ritenete più lontani o utopistici, proviamo a riflettere insieme su come poter effettivamente raggiungere tali obiettivi (ascoltate anche i consigli degli altri, mi raccomando!!).

o   infine, ma è la cosa più difficile, cercate di ascoltare il nostro consiglio e quello che il film di oggi ci ha mostrato chiaramente… Senz’altro nel vostro futuro incontrerete mille difficoltà diverse (magari un giorno non arriverà più il “sughero per il vostro parquet” o perderete un “vostro compagno di lavoro”, così come è avvenuto nella cooperativa 180), ma, se sarete in grado di chiedere aiuto alle persone che vi vogliono più bene (come Nello con la sua morosa e con gli altri soci della cooperativa) e, soprattutto, di affidarvi a Colui che vi ama davvero, potrete essere certi di una cosa:






Tutto si può fare!!!






….e noi, Marcello, Paola e Isabella, siamo qui per aiutarvi a crederci!

venerdì 11 novembre 2011

Cineforum in arrivo...

Ehi tu, proprio tu, che frequenti la 3, la 4 o la 5 supriore, si prorio tu che stai dando un'occhiata a questo blog! Sì, tu che hai voglia di passare una serata insieme ai tuoi amici, con una cena, un bel film e qualche leggera riflessione e qualche risata! Si proprio tu sei invitato sabato 12 novembre alle ore 19:30 al cineforum in parrocchia!!
Ti aspettiamo!!!!!
Per la cena porta qualcosa da degustare... è aperta la gara per la pietanza più buona!!!!!

giovedì 10 novembre 2011

Paradise

Da più di 48 ore, piove.
Sono qui al computer a scrivere due righe, incapace di correggere gli ultimi 4 temi…


Ascolto Paradise (http://www.youtube.com/watch?v=1G4isv_Fylg)  dei Coldplay per provare ad aprire il sipario grigio e chiuso del cielo.
La vita mi riempie di doni che non mi aspettavo.
E non sono all’altezza di ciò che ricevo.
Un amico mi manda degli sms in cui urla che il dolore che sta vivendo non ha senso e io come unica risposta ho “cose che nessuno sa”.
Chris Martin dice:
So lying underneath the stormy skies
she said oh-oh-oh-oh-oh-oh.
I know the sun’s set to rise
it’s gonna be paradise.
Il sole tornerà.
E dalla mia stanza dico: oh-oh-oh-oh.
Perché tutto è grazia. Anche quando non sembra.
Anche quando piove.

Alessandro D'Avenia


mercoledì 9 novembre 2011

Dio è Amore

Riportiamo la sintesi dell'incontro dell'8 novembre, dal titolo "Dio è amore". Facendo una sintesi (vedi tabella) degli incontr iprecedenti abbiamo mostrato come l'amore non sia solamente una caratteristica di Dio, bensì Dio stesso. E la stessa Trinità è una comunione d'amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Infine abbiamo sottolineato, partendo dai brani letti, come i gesti e le parole, ossia le modalità con cui Dio esprime il suo amore per noi, siano simili sia alla figura paterna, sia a quella materna.

Titolo incontro
Caratteristica
Brano biblico
Dal catechismo
Frase significativa
Tu sei mio o io sono tuo?
Gratuità
“Allora il Signore Dio plasmò l’uomo.” Gn2,7
L’amore è genuino quando viene donato senza secondi fini.
Ti alzi alla mattina perché sai che c’è qualcuno che ti dice ti amo.
Ti farò mia sposa nella fedeltà.
Fedeltà
“Ti farò mia sposa per sempre” Os 2,21
Dio non ha mai smesso di amare il suo popolo e ogni volta, ha dichiarato la sua promessa di amarlo ancora di più.
Amerò non-amata e a non-popolo-mio dirò popolo mio.
Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco d’amore e di fedeltà.
Misericordia
“A Efraim insegnavo a camminare. Mi chinavo su di lui per dargli da mangiare” Os11,3-4
Senza capacità di perdonare e di rigenerare continuamente dentro di noi quel “per sempre”, l’amore non dura.
Come potrei abbandonarti Efraim? Il mio cuore si commuove.
Io avrò cura di te.
Fecondità
“In quel giorno la vigna sarà deliziosa! Ne ho cura giorno e notte”. (Is27,2-3)
“Il buon pastore dà la propria vita per le pecore” Gv10,12
L’amore fecondo non si limita a suscitare vita, ma porta a prendersene cura.
Perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te.
Venite alla festa.
Universalità
“ La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli a nozze” Mt22,8-9
L’amore che è in Dio si è dilatato per accogliere tutti noi.
Tu ami tutte le cose che esistono.

A proposito di Trinità (dal catechismo giovani):...
Il Padre è la sovrabbondante gratuità dell’amore che genera vita.
Il Figlio è la totale gratitudine dell’amore che accoglie e ricambia.
Lo Spirito è lo stesso Amore donato dal Padre, accolto e ridonato dal Figlio.

A proposito di Dio come Padre/madre (dalle parole di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI)...
Dio è anzitutto e soprattutto Padre. È il Dio Padre che stende le sue braccia benedicenti e misericordiose, attendendo sempre, non forzando mai nessuno dei suoi figli. Le sue mani sorreggono, stringono, danno vigore e nello stesso tempo confortano, consolano, accarezzano. Sono madri di padre e madre allo stesso tempo. 

Dio è Dio. Non è né uomo né donna, ma è al di là di altri generi. È totalmente altro. Uomo e donna sono la sua immagine. Entrambi provengono da lui, entrambi sono racchiusi potenzialmente in lui.

Invitiamo a scrivere le vostre impressioni su questi primi incontri (cosa vi ha colpito, vi sono srìerviti? non vi sono piaciuti....)