"Mi ha colpito molto il coro dei bambini che ci
ha accolto e ha animato il momento di preghiera durante la gita fuori Girona.
C’è stata molta tenerezza, comunione e spirito di fratellanza (anche grazie al
caloroso applauso)"
"Grazie alle diverse lingue in cui spesso veniva
recitato, il Padre Nostro è diventata una preghiera a me più familiare, più
vicina."
"Mi ha colpito l’ultima catechesi in particolare
quando chiedeva il motivo per cui dovremmo vergognarci di essere cristiani. Il
vescovo diceva: se ho incontrato qualcosa di bello, ho conosciuto una bella
persona, ho fatto una bella esperienza perché non dovrei dirlo agli altri? Di
solito facciamo così. Non vale lo stesso per Gesù? Mi ha dato molta forza per
essere testimone qui a casa."
mercoledì 31 agosto 2011
lunedì 22 agosto 2011
Esta es la juventud del Papa!
Cari amici,
che nessuna avversità vi paralizzi! Non abbiate paura del mondo, né del futuro,
né della vostra debolezza. Il Signore vi ha concesso di vivere in questo
momento della storia, perché grazie alla vostra fede continui a risuonare il
suo Nome in tutta la terra.
Ritorno da Madrid!
“La giovinezza è la scoperta del corpo e dello spirito… è lo
stupore e il desiderio del proprio corpo e lo stupore e il desiderio
della propria anima che arde di domande su di sé, sulla vita, la morte,
l’amore e Dio. Ma è l’anima, lo spirito, che esplode verso l’infinito
desiderio. Il corpo cerca solo, arrancando di stargli dietro”.
Mi folgora così Alessandro D’Avenia. Invece la mentalità dominante vede, esalta e amplifica solo i desideri della carne fino a renderli ossessivi, alla fine malati perché non appagano.
Perché anche il piacere più sublime, lascia alla fine insoddisfatti e soli. L’uomo è l’unica creatura sulla terra che non trovi in natura ciò che esaudisce totalmente il suo desiderio e la sua attesa.
Così bisogna vedere le immagini di quel milione di giovani che sono andati a Madrid per ascoltare il papa, a ferragosto. Portati fin lì da “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, quell’amore misterioso che fa correre vertiginosamente le galassie, che fa ruotare i pianeti e fa vibrare l’infinitamente piccolo. E non ci fa star quieti.
Il desiderio arde nelle fibre più intime di questi ragazzi arrivati a Madrid esattamente come nella carne dei loro coetanei di Ibiza.
Loro, però – che magari stavano essi pure su qualche spiaggia – sono partiti per Madrid e se lo portano in quelle infuocate piazze spagnole, sotto il sole cocente, perché hanno intuito, più o meno confusamente, che ciò che infiamma la carne, che dà fame e sete anche di abbracci e di baci e di amore fisico, che sembra così forte, è solo una piccola scintilla del vero, infinito, Amore che tutti gli uomini cercano.
Quel “Sommo Piacere” (come Dante chiama Dio) che è finalmente appagante e ristoratore.
Sono pazzi? Il dettaglio più impressionante delle cronache, per me, sono quei 40 gradi di temperatura, sommati alle altissime temperature della carne nella giovinezza.
Cosa ci dicono?
Che cercano davvero il dolce refrigerio, dell’unica sorgente inesauribile di acqua fresca: Gesù, “il più bello fra i figli degli uomini”, il cui volto hanno intravisto fra la folla.
E lo stanno cercando soprattutto perché hanno saputo che Lui sta cercando loro, ciascuno di loro, chiamando ognuno per nome.
Perché sono affascinati da questa notizia?
Alessandro D’Avenia, autore di un romanzo bellissimo, “Bianca come il latte, rossa come il sangue” (Mondadori), che è il vero caso editoriale di questi anni, ama appunto raccontare gli adolescenti, i quali saranno al centro pure del suo prossimo romanzo, “Cose che nessuno sa”, in uscita a novembre: “quella è l’età nella quale le cose sono nude, senza sfumature. Dunque è una straordinaria lente di ingrandimento di ciò che veramente interessa a uomini e donne: la scoperta di sé come corpo e come anima”.
Aggiunge: “ogni stagione della vita è un po’ come la nascita: in ogni stagione veniamo un po’ alla luce e ci facciamo un pianto. Ma mentre il primo pianto, quello della nascita, passa con l’abbraccio della madre, quando si diventa adolescenti si viene alla luce con un dolore ancor più vivo a lenire e confortare il quale non bastano più la mamma e il babbo”.
E dunque?
“Allora sei costretto a toccare con mano la tua solitudine, quindi scopri la bruciante necessità dell’altro, dell’amicizia, dell’amore”.
Anche nella ricerca del corpo dell’altro, che è una scoperta che incanta, si cerca quell’abbraccio che fa sentire “a casa”, che fa ritrovare se stessi.
Ma paradossalmente si trova in realtà un altro “io” che anche lui, brancolando nel buio, cerca di lenire il suo dolore e cerca la sua anima e così è una miscela esplosiva, perché può essere una grande avventura di verità, ma pure un’esperienza che provoca nuove ferite.
O spesso tutte e due le cose insieme.
D’Avenia però sottolinea il positivo: che in questa stagione della vita c’è la verità di noi, siamo allo stato creaturale, nudi, col nostro splendore e la nostra povertà.
“Mi ha colpito” dice “un pensiero di Benedetto XVI che ha detto: la giovinezza è l’età in cui capire cosa mantenere quando la giovinezza finisce. E’ così, perché poi l’abitudine dissecca l’anima e si perde quell’antica freschezza”.
A D’Avenia – che pur essendo un professore e uno scrittore è molto giovane (ha solo 34 anni) e che ha partecipato a due “Giornate mondiali della gioventù” – domando perché i media fanno così fatica a raccontare un evento come quello che porta un milione di giovani a Madrid a ferragosto.
“Perché dall’esterno vedi solo un movimento di masse giovanili simile a quello dei concerti rock. Però dovrebbero almeno cogliere la diversità. Perché qui i ragazzi sono sorridenti e quieti?”
E’ vero, non hanno bisogno di urlare o sballarsi, non lasciano sporcizia e non spaccano, non cercano di lenire il dolore della vita affogandosi nel gruppo.
“Perché qui non si tratta di consumare un’emozione e stop. C’è qualcosa che sfugge al colpo d’occhio”.
Forse perché è una domanda che si agita nella singolarità, unica e irripetibile, di ogni cuore?
“Sì. Perché è un evento di massa, ma è tutto e solo personale. Pur fra un milione di coetanei ti sembra che Qualcuno ti stia dando del ‘tu’ e questo non accade con il cantante rock che urla sul palco. Qui, allo stesso tempo, siamo insieme, ma anche in un solitario faccia a faccia col Mistero”.
La mia sensazione è che sia proprio questa sincerità, questa nudità personale di fronte alla vita, alla morte, all’amore e a Dio, il materiale altamente infiammabile che i media non sono capaci di trattare.
Li imbarazza. Non sono attrezzati. Fuggono spaventati.
Perciò, come scriveva Rilke: “Tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace un’onta/ forse un po’ come si tace/ una speranza ineffabile”.
Dio e la propria infelicità personale sono l’unico argomento di fronte al quale l’intellettuale medio si ritrae scandalizzato come le signorine perbene facevano una volta se si parlava di sesso. [...]
E tantissimi ragazzi dicono di volere un amore grande come quello di Leo per Beatrice (i due protagonisti del romanzo, nda)”.
Malgrado la rappresentazione mediatica della realtà che invita i giovani a prendere, consumare e buttare l’amore come una lattina di Coca Cola?
“Malgrado questo quell’amore che è ‘per sempre’ lo desiderano tutti, è ciò che il cuore di tutti brama”.
E siccome si ha paura di guardare dentro il proprio cuore si evita di fare i conti con chi ti parla di te, fino al punto di protestare – come fanno gli “indignados” in Spagna – contro i giovani venuti dal Papa.
Antonio Socci
Mi folgora così Alessandro D’Avenia. Invece la mentalità dominante vede, esalta e amplifica solo i desideri della carne fino a renderli ossessivi, alla fine malati perché non appagano.
Perché anche il piacere più sublime, lascia alla fine insoddisfatti e soli. L’uomo è l’unica creatura sulla terra che non trovi in natura ciò che esaudisce totalmente il suo desiderio e la sua attesa.
Così bisogna vedere le immagini di quel milione di giovani che sono andati a Madrid per ascoltare il papa, a ferragosto. Portati fin lì da “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, quell’amore misterioso che fa correre vertiginosamente le galassie, che fa ruotare i pianeti e fa vibrare l’infinitamente piccolo. E non ci fa star quieti.
Il desiderio arde nelle fibre più intime di questi ragazzi arrivati a Madrid esattamente come nella carne dei loro coetanei di Ibiza.
Loro, però – che magari stavano essi pure su qualche spiaggia – sono partiti per Madrid e se lo portano in quelle infuocate piazze spagnole, sotto il sole cocente, perché hanno intuito, più o meno confusamente, che ciò che infiamma la carne, che dà fame e sete anche di abbracci e di baci e di amore fisico, che sembra così forte, è solo una piccola scintilla del vero, infinito, Amore che tutti gli uomini cercano.
Quel “Sommo Piacere” (come Dante chiama Dio) che è finalmente appagante e ristoratore.
Sono pazzi? Il dettaglio più impressionante delle cronache, per me, sono quei 40 gradi di temperatura, sommati alle altissime temperature della carne nella giovinezza.
Cosa ci dicono?
Che cercano davvero il dolce refrigerio, dell’unica sorgente inesauribile di acqua fresca: Gesù, “il più bello fra i figli degli uomini”, il cui volto hanno intravisto fra la folla.
E lo stanno cercando soprattutto perché hanno saputo che Lui sta cercando loro, ciascuno di loro, chiamando ognuno per nome.
Perché sono affascinati da questa notizia?
Alessandro D’Avenia, autore di un romanzo bellissimo, “Bianca come il latte, rossa come il sangue” (Mondadori), che è il vero caso editoriale di questi anni, ama appunto raccontare gli adolescenti, i quali saranno al centro pure del suo prossimo romanzo, “Cose che nessuno sa”, in uscita a novembre: “quella è l’età nella quale le cose sono nude, senza sfumature. Dunque è una straordinaria lente di ingrandimento di ciò che veramente interessa a uomini e donne: la scoperta di sé come corpo e come anima”.
Aggiunge: “ogni stagione della vita è un po’ come la nascita: in ogni stagione veniamo un po’ alla luce e ci facciamo un pianto. Ma mentre il primo pianto, quello della nascita, passa con l’abbraccio della madre, quando si diventa adolescenti si viene alla luce con un dolore ancor più vivo a lenire e confortare il quale non bastano più la mamma e il babbo”.
E dunque?
“Allora sei costretto a toccare con mano la tua solitudine, quindi scopri la bruciante necessità dell’altro, dell’amicizia, dell’amore”.
Anche nella ricerca del corpo dell’altro, che è una scoperta che incanta, si cerca quell’abbraccio che fa sentire “a casa”, che fa ritrovare se stessi.
Ma paradossalmente si trova in realtà un altro “io” che anche lui, brancolando nel buio, cerca di lenire il suo dolore e cerca la sua anima e così è una miscela esplosiva, perché può essere una grande avventura di verità, ma pure un’esperienza che provoca nuove ferite.
O spesso tutte e due le cose insieme.
D’Avenia però sottolinea il positivo: che in questa stagione della vita c’è la verità di noi, siamo allo stato creaturale, nudi, col nostro splendore e la nostra povertà.
“Mi ha colpito” dice “un pensiero di Benedetto XVI che ha detto: la giovinezza è l’età in cui capire cosa mantenere quando la giovinezza finisce. E’ così, perché poi l’abitudine dissecca l’anima e si perde quell’antica freschezza”.
A D’Avenia – che pur essendo un professore e uno scrittore è molto giovane (ha solo 34 anni) e che ha partecipato a due “Giornate mondiali della gioventù” – domando perché i media fanno così fatica a raccontare un evento come quello che porta un milione di giovani a Madrid a ferragosto.
“Perché dall’esterno vedi solo un movimento di masse giovanili simile a quello dei concerti rock. Però dovrebbero almeno cogliere la diversità. Perché qui i ragazzi sono sorridenti e quieti?”
E’ vero, non hanno bisogno di urlare o sballarsi, non lasciano sporcizia e non spaccano, non cercano di lenire il dolore della vita affogandosi nel gruppo.
“Perché qui non si tratta di consumare un’emozione e stop. C’è qualcosa che sfugge al colpo d’occhio”.
Forse perché è una domanda che si agita nella singolarità, unica e irripetibile, di ogni cuore?
“Sì. Perché è un evento di massa, ma è tutto e solo personale. Pur fra un milione di coetanei ti sembra che Qualcuno ti stia dando del ‘tu’ e questo non accade con il cantante rock che urla sul palco. Qui, allo stesso tempo, siamo insieme, ma anche in un solitario faccia a faccia col Mistero”.
La mia sensazione è che sia proprio questa sincerità, questa nudità personale di fronte alla vita, alla morte, all’amore e a Dio, il materiale altamente infiammabile che i media non sono capaci di trattare.
Li imbarazza. Non sono attrezzati. Fuggono spaventati.
Perciò, come scriveva Rilke: “Tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace un’onta/ forse un po’ come si tace/ una speranza ineffabile”.
Dio e la propria infelicità personale sono l’unico argomento di fronte al quale l’intellettuale medio si ritrae scandalizzato come le signorine perbene facevano una volta se si parlava di sesso. [...]
E tantissimi ragazzi dicono di volere un amore grande come quello di Leo per Beatrice (i due protagonisti del romanzo, nda)”.
Malgrado la rappresentazione mediatica della realtà che invita i giovani a prendere, consumare e buttare l’amore come una lattina di Coca Cola?
“Malgrado questo quell’amore che è ‘per sempre’ lo desiderano tutti, è ciò che il cuore di tutti brama”.
E siccome si ha paura di guardare dentro il proprio cuore si evita di fare i conti con chi ti parla di te, fino al punto di protestare – come fanno gli “indignados” in Spagna – contro i giovani venuti dal Papa.
Antonio Socci
mercoledì 10 agosto 2011
I pesci rossi
I pesci rossi nella palla di vetro nuotavano con uno slancio, un gusto
di inflessioni del loro corpo sodo, una varietà di accostamento a pinne
tese, come se venissero liberi per un grande spazio. Erano prigionieri.
Ma si erano portati dietro in prigione l'infinito.
In una fiera di paese, nel territorio ove sono in vacanza, a sorpresa
trovo ancora in vendita o come premio di non so quale gara alcune bocce
con pesciolini rossi. Non so quanto sia legittimo questo commercio, ma
per me - e penso per non pochi lettori - è come una ventata che mi porta
i profumi e i colori del passato, quando pullulavano questi
mini-acquari che si ottenevano qualora si fosse stati capaci di
inserirvi con un lancio a distanza una pallina da ping pong. Ho così
cercato il romanzo di uno scrittore ormai dimenticato, Emilio Cecchi,
intitolato appunto Pesci Rossi (1920), e ne ho proposto proprio l'inizio
che contiene una riflessione acuta.
Quei pesciolini si muovono con eleganza anche in questo piccolo spazio,
quasi fossero nell'immenso oceano. Sono, in realtà, prigionieri; eppure
essi hanno portato con sé il respiro del mare, delle distese infinite, e
i loro arabeschi di nuoto sono come la memoria di quella libertà che è
rimasta attaccata a loro, anzi, dentro di loro. È facile sciogliere la
metafora. Si può essere condannati su una sedia a rotelle, oppure votati
a un'esistenza monotona e ristretta, o persino relegati in una cella,
ma l'anima può librarsi oltre, nello spazio infinito del cielo, nella
cavalcata della fantasia, nel volo verso altri orizzonti che la lettura o
il pensiero rende possibile. La reclusione è prima di tutto una
questione dello spirito, come lo è la libertà.
Da "Il mattutino" a cura di G. Ravasi del 9 agosto 2011
mercoledì 3 agosto 2011
Bella però 'sta macchina!
Nuovo quiz dell'estate ... Dopo indovina il fondoschiena ora c'è indovina l'automobile.
Di chi è questa?
Di chi è questa?
Verso Madrid ... pronti per partire?
A Madrid per il viaggio che può decidere la vita
Svoltata l’ultima curva, il traguardo pare
d’improvviso vicinissimo. Ma è adesso che viene il bello, e la lunga
strada percorsa fin qui – da Sydney 2008 – comincia ad assumere un
rilievo diverso. Tra un mese tondo, il 21 agosto, attorno al Papa nella
spianata di Cuatro Vientos, alle porte di Madrid, sarà riunito un numero
difficilmente prevedibile di giovani, qualcuno si spinge a parlare di
un milione, forse addirittura due, ma in fondo è importante saperlo? La
Chiesa non dà appuntamento ai giovani nelle loro Giornate mondiali per
bruciare nuovi record di presenze, quasi si trattasse di eventi
d’immagine per mostrarsi ancora capace di muovere grandi masse giovanili
che in teoria – a sentire i soloni del cristianesimo pubblicamente
"impresentabile" – dovrebbero averle voltato da tempo le spalle.
Quello che conta davvero è un dato di fatto sotto gli occhi di chi lo vuole vedere, e che in questa vigilia immediata va colto per mettere meglio a fuoco il traguardo alle viste. Alle Gmg che si susseguono a cadenza triennale i giovani non solo vanno in massa, ben felici di andare e spesso anche di tornare (un recente sondaggio sugli iscritti all’incontro spagnolo mostra che un quarto ha già alle spalle almeno una Giornata mondiale). A muoverli non è l’impulso vacanziero dettato dal periodo estivo, dal gruppo di amici o dalla destinazione allettante: e se anche queste considerazioni entrano nello zaino dei ragazzi (sarebbe anomalo il contrario), la verità è che a un evento complesso come quello di Madrid i giovani si sono meticolosamente preparati, seguendo un itinerario di avvicinamento spesso molto lungo, cadenzato su tappe solenni o più intime, raccogliendo con tenacia il denaro necessario, cementando il gruppo pronto alla trasferta, assemblando un’agenda di idee e parole sulle quali hanno lavorato durante i mesi verso la meta finale. È un viaggio del cuore e della vita, un’avventura dell’anima destinata a scavare un solco. Una festa, certo, ma «una festa della fede» come ama definirla Benedetto XVI, non una baldoria agostana come altre. Chi si accinge a partire sa ormai bene che in quei pochi giorni madrileni può giocarsi molto del proprio futuro, se solo è disposto a lasciare a casa le coordinate abituali. È il frutto già consistente della prima parte del viaggio, quella che si sta per concludere sotto la scaletta del pullman o dell’aereo per la Spagna.
Ad aver scelto la strada che promette di condurre a una porta stretta – stando ai dati sugli iscritti ufficiali – sono stati sinora oltre 86mila giovani italiani, addirittura più numerosi dei padroni di casa (82mila), per non parlare di francesi (50mila) o americani (26mila). È un fenomeno che sbalordisce a ogni Gmg: decine di migliaia di ragazzi delle nostre città decidono di guardare in faccia la vita che stanno conducendo, i suoi punti più o meno fermi, le aspirazioni per le quali spendono anni decisivi, un’intera architettura di sogni e progetti così tanto esposta al vento di un relativismo «secondo il quale – spiega il Papa nel messaggio per la Giornata 2011 – tutto si equivale e non esiste alcuna verità, né alcun punto di riferimento assoluto». Avvertono, forse ancora solo confusamente, che tutto questo «non genera la vera libertà, ma instabilità, smarrimento, conformismo alle mode del momento». Sabbia, niente di affidabile. Per ben altro si vuole vivere, va solo capito come fare a chiarirselo. È pur sempre vero che «la gioventù – sono ancora parole del Papa – rimane l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande». È a questa «vita più grande» che sanno di voler ambire, ora che manca solo un mese alla Giornata mondiale, ora che il bagaglio interiore è già piegato per bene e pronto al viaggio. Ora che si contano i giorni e le ore, e non più i mesi.
Madrid – come già Parigi, Roma, Toronto, Colonia, Sydney – può dare una risposta a quanti stanno decidendo che fare di sé. E per chi l’affronta col cuore aperto, la Gmg non tradisce mai le promesse.
Quello che conta davvero è un dato di fatto sotto gli occhi di chi lo vuole vedere, e che in questa vigilia immediata va colto per mettere meglio a fuoco il traguardo alle viste. Alle Gmg che si susseguono a cadenza triennale i giovani non solo vanno in massa, ben felici di andare e spesso anche di tornare (un recente sondaggio sugli iscritti all’incontro spagnolo mostra che un quarto ha già alle spalle almeno una Giornata mondiale). A muoverli non è l’impulso vacanziero dettato dal periodo estivo, dal gruppo di amici o dalla destinazione allettante: e se anche queste considerazioni entrano nello zaino dei ragazzi (sarebbe anomalo il contrario), la verità è che a un evento complesso come quello di Madrid i giovani si sono meticolosamente preparati, seguendo un itinerario di avvicinamento spesso molto lungo, cadenzato su tappe solenni o più intime, raccogliendo con tenacia il denaro necessario, cementando il gruppo pronto alla trasferta, assemblando un’agenda di idee e parole sulle quali hanno lavorato durante i mesi verso la meta finale. È un viaggio del cuore e della vita, un’avventura dell’anima destinata a scavare un solco. Una festa, certo, ma «una festa della fede» come ama definirla Benedetto XVI, non una baldoria agostana come altre. Chi si accinge a partire sa ormai bene che in quei pochi giorni madrileni può giocarsi molto del proprio futuro, se solo è disposto a lasciare a casa le coordinate abituali. È il frutto già consistente della prima parte del viaggio, quella che si sta per concludere sotto la scaletta del pullman o dell’aereo per la Spagna.
Ad aver scelto la strada che promette di condurre a una porta stretta – stando ai dati sugli iscritti ufficiali – sono stati sinora oltre 86mila giovani italiani, addirittura più numerosi dei padroni di casa (82mila), per non parlare di francesi (50mila) o americani (26mila). È un fenomeno che sbalordisce a ogni Gmg: decine di migliaia di ragazzi delle nostre città decidono di guardare in faccia la vita che stanno conducendo, i suoi punti più o meno fermi, le aspirazioni per le quali spendono anni decisivi, un’intera architettura di sogni e progetti così tanto esposta al vento di un relativismo «secondo il quale – spiega il Papa nel messaggio per la Giornata 2011 – tutto si equivale e non esiste alcuna verità, né alcun punto di riferimento assoluto». Avvertono, forse ancora solo confusamente, che tutto questo «non genera la vera libertà, ma instabilità, smarrimento, conformismo alle mode del momento». Sabbia, niente di affidabile. Per ben altro si vuole vivere, va solo capito come fare a chiarirselo. È pur sempre vero che «la gioventù – sono ancora parole del Papa – rimane l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande». È a questa «vita più grande» che sanno di voler ambire, ora che manca solo un mese alla Giornata mondiale, ora che il bagaglio interiore è già piegato per bene e pronto al viaggio. Ora che si contano i giorni e le ore, e non più i mesi.
Madrid – come già Parigi, Roma, Toronto, Colonia, Sydney – può dare una risposta a quanti stanno decidendo che fare di sé. E per chi l’affronta col cuore aperto, la Gmg non tradisce mai le promesse.
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