Questo episodio mostra le conseguenze che Gesù risorto opera nei
due discepoli: conversione dalla disperazione alla speranza; conversione dalla
tristezza alla gioia; e anche conversione alla vita comunitaria. Talvolta,
quando si parla di conversione, si pensa unicamente al suo aspetto faticoso, di
distacco e di rinuncia. Invece, la conversione cristiana è anche e soprattutto
fonte di gioia, di speranza e di amore. Essa è sempre opera di Cristo risorto,
Signore della vita, che ci ha ottenuto questa grazia per mezzo della sua
passione e ce la comunica in forza della sua risurrezione.
Il
problema del male, del dolore e della sofferenza, il problema dell’ingiustizia
e della sopraffazione, la paura degli altri, degli estranei e dei lontani che
giungono nelle nostre terre e sembrano attentare a ciò che noi siamo, portano i
cristiani di oggi a dire con tristezza: noi speravamo che il Signore ci
liberasse dal male, dal dolore, dalla sofferenza, dalla paura,
dall’ingiustizia. È necessario, allora, per ciascuno di noi, come è avvenuto ai
due discepoli di Emmaus, lasciarsi istruire da Gesù: innanzitutto, ascoltando e
amando la Parola di Dio, letta nella luce del Mistero Pasquale, perché
riscaldi il nostro cuore e illumini la nostra mente, e ci aiuti ad interpretare
gli avvenimenti della vita e dare loro un senso. Poi, occorre sedersi a tavola
con il Signore, diventare suoi commensali, affinché la sua presenza umile nel
Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue ci restituisca lo sguardo della fede,
per guardare tutto e tutti con gli occhi di Dio, nella luce del suo amore.
Rimanere con Gesù che è rimasto con noi, assimilare il suo stile di vita
donata, scegliere con lui la logica della comunione tra di noi, della
solidarietà e della condivisione. L’Eucaristia è la massima espressione del
dono che Gesù fa di se stesso ed è un invito costante a vivere la nostra
esistenza nella logica eucaristica, come un dono a Dio e agli altri.
Abbiate
fiducia: il Signore risorto cammina con voi, ieri, oggi e sempre.
BENEDETTO
XVI
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