La nostra processione odierna vuole quindi essere
l’immagine di qualcosa di più profondo, immagine del fatto che, insieme con
Gesù, c’incamminiamo per il pellegrinaggio: per la via alta verso il Dio
vivente. È di questa salita che si tratta. È il cammino a cui Gesù ci invita.
Ma come possiamo noi tenere il passo in questa salita? Non oltrepassa forse le
nostre forze? [...] I Padri hanno detto che l’uomo sta nel punto d’intersezione tra due
campi di gravitazione. C’è anzitutto la
forza di gravità che tira in basso – verso l’egoismo, verso la menzogna e
verso il male; la gravità che ci abbassa e ci allontana dall’altezza di Dio.
Dall’altro lato c’è la forza di gravità
dell’amore di Dio: l’essere amati da Dio e la risposta del nostro amore ci
attirano verso l’alto. L’uomo si trova in mezzo a questa duplice forza di
gravità, e tutto dipende dallo sfuggire al campo di gravitazione del male e
diventare liberi di lasciarsi totalmente attirare dalla forza di gravità di
Dio, che ci rende veri, ci eleva, ci dona la vera libertà.[…] La
questione di come l’uomo possa arrivare in alto, diventare totalmente se stesso
e veramente simile a Dio, ha da sempre impegnato l’umanità. Sant’Agostino disse che la forza dell’uomo e di tutte le
sue purificazioni non basta per portarlo veramente all’altezza del divino,
all’altezza a lui adeguata. E disse che avrebbe disperato di se stesso e
dell’esistenza umana, se non avesse trovato Colui che fa ciò che noi stessi non
possiamo fare; Colui che ci solleva all’altezza di Dio, nonostante la nostra
miseria: Gesù Cristo che, da Dio, è
disceso verso di noi e, nel suo amore crocifisso, ci prende per mano e ci
conduce in alto.
(Benedetto XVI, domenica delle Palme 2011)
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