-Dio Padre-
[Seconda parte dell'incontro precedente]
Che sei nei cieli:
Questa frase colloca Dio nel profondo di tutte le cose e
nel profondo del nostro stesso cuore, della ragione del nostro esistere, del
nostro comune essere al mondo. Domanda: Secondo te dov’è Dio?
Dacci oggi il nostro pane
quotidiano.
Liberaci dagli affanni dell’accaparramento,
dall’ansia dell’arricchimento. Liberaci dalla schiavitù dei bisogni materiali,
facci essere più leggeri e con lo sguardo largo solo così potremo ringraziare
per quello che abbiamo ed il nostro grazie diventa condivisione. Domanda: A quale oggetto materiale ci
sentiamo più legati? Onestamente questa nostra “schiavitù” ci limita nei
rapporto con gli altri e con Dio?
Sia santificato il
tuo nome
Sia santificata, cioè onorata, questa sola
appartenenza, l’unica appartenenza che non divide ma unisce. L’unica
appartenenza che ci fa liberi dai poteri. Domanda: In che relazione vedi la tua vita
con la Santità di Dio?
Padre nostro
Questa frase della preghiera che Gesù
insegna ai suoi amici dice tutta intera la condizione che rende possibile
un’amicizia vera, cioè liberata dall’interesse e perciò dal reciproco “uso”solo
pronunciando questo incipit la vita diventa possibilità di dialogo fra tutti e
con tutto. Il dialogo è tutto dentro il dramma della relazione tra il mio io e il
Tu detto al Padre, tra il mio io e la possibilità di riconoscermi nel tu che mi
sta di fronte. Domanda : Quando vi rivolgere
a Dio come vi rapportate in che atmosfera vivete la vostra preghiera con
formalità o famigliarità?
Gesù con il Padre Nostro rivoluziona il rapporto con tra noi uomini ed il Padre.
Il
“Padre Nostro” è una preghiera assolutamente senza pari. Domandiamoci:
“Padre, come ti tratto? Tra me e te che atmosfera c’è?” E se sentiamo che in
noi c’è un po’ di questa apertura serena e incoraggiante, perché è al di là
delle nostre omissioni e dei nostri peccati, sentendoci prima di tutto figli e
quindi avvolti dall’affetto del padre, allarghiamo il cuore! Siamo nella
verità. Qualunque cosa poi diciamo è preghiera. La vita, i fatti, i commenti
alla vita, la gioia, i ringraziamenti, tutto quello che fa discorso nella vita,
se lo viviamo in questa atmosfera, esattamente come faceva Gesù, è orazione. La
preghiera del “Padre Nostro” non finisce con “Padre”, ma non fa altro che
sviluppare con tenerezza questo sguardo a Dio. È come quando si guarda una
persona e si sente il bisogno di dirle qualcosa di bello perché le si vuole
bene. È così che parliamo al Padre, poi gli presenteremo quello che siamo, e
Lui sa che abbiamo bisogno di tutto e lo sa prima di noi. Ma non sono queste
informazioni che Lui si aspetta, aspetta un legame gratuito e continuo. Ogni
sera, prima di riposarci della giornata, potremo dare uno sguardo a questo
Padre e verificare se il nostro sguardo è più vero, è più affettuoso.
Quand’anche non dicessimo alcuna formula e avessimo questo sguardo puro e
limpido, avremmo già fatto una grande preghiera.
Familiarità
vuol dire che io e te abbiamo la stessa natura, condividiamo
addirittura la nostra vita organica, fratelli e sorelle siamo nati dallo stesso
grembo. È fortissimo questo legame, infatti siamo tutti nati nel grembo di Dio
creatore.
Solo
riconoscendoci figli e posti quindi in un rapporto di famigliarità con il Padre
che possiamo sentirci spontaneamente fratelli.
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