Per chi ama Harry Potter, Le Cronache di Narnia e il Signore degli Anelli.... ma non solo....
Il regista,
David Yates, noto per aver già diretto due pellicole della serie, rivela che il
nuovo episodio, 'Harry Potter e i doni della morte: parte I', nei cinema dal 19
novembre, sarà 'più calato nel reale' con l’inseparabile trio di amici, Harry,
Ron e Hermione, impegnato nel nostro mondo, privo di magia, nella ricerca degli
ultimi 'Horcrux' da distruggere, oggetti magici nei quali l’oscuro mago Lord
Voldemort ha nascosto parti della sua anima per garantirsi l’immortalità. Sarà
dunque, come non lo è mai stato prima, una vera e propria 'parabola' per l’uomo
postmoderno, in cui i concetti morali e religiosi, come spesso accade nelle grandi
storie, sono espressi con delle immagini e personaggi. Tra i temi dominanti di
questo settimo appuntamento, emergono il ruolo della magia (che ha diviso
letteralmente la critica), il mistero della morte e il vero senso
dell’immortalità. Innanzitutto, per comprendere la vera magia intesa
dall’autrice, bisogna far capo a due grandi autori del genere, dei quali, essa,
un tempo, si era detta debitrice. Il primo, C.S. Lewis, autore delle 'Cronache
di Narnia', affermava che «esiste una magia più grande di quella di stregoni e
indovini». La lotta tra Aslan (figura di Cristo, il leone di Giuda) e Jadis
(figura di Satana), non è una sfida tra due tipi di magia, una buona e una
cattiva, ma c’è da una parte la magia oscura e innaturale della Strega, dall’altra una 'realtà' più profonda, più
consistente e vera, che si rivela più vincente, cioè l’amore. Sulla stessa
lunghezza d’onda troviamo anche J.R.R. Tolkien, che con 'Il Signore degli
Anelli' desiderava incoraggiare i buoni principi morali attraverso
rappresentazioni di elfi, nani e troll, per accertarsi che li comprendessero
anche i piccoli. Ed è quanto, modestamente, ha cercato di fare anche la Rowling
con il suo Harry Potter, dove la magia
più grande è appunto l’amore e non la magia oscura. Quell’amore che, come
spiega il preside Albus Silente a Harry, sul finire del settimo volume, Lord
Voldemort «non si dà la pena di comprendere». Egli è convinto invece di
possedere tutto il potere magico possibile, ma ignora «che tutti hanno un
potere che va oltre il suo, oltre la portata di qualunque magia, una verità che
non ha mai afferrato». Voldemort non sa da dove viene e dove va, ma vive l’oggi
costruendosi bisogni nuovi incarnando lo spirito del Faust. È l’uomo che, in
fin dei conti, ha perso Dio e perciò non conosce più nemmeno se stesso. Così,
egli ha una folle paura della morte (dopo la quale vede solo il nulla) e
un’ossessiva ambizione a raggiungere l’immortalità! Ma un diverso senso di
'immortalità', l’autrice lo dà fra le righe del romanzo, ricorrendo alle parole
di san Paolo contenute nella Prima Lettera ai Corinzi (15,26), «L’ultimo nemico
che sarà sconfitto è la morte», incise sulla tomba dei genitori di Harry. Albus
Silente, in un luogo intermedio tra la vita e la morte, spiega al giovane mago
che il vero padrone della morte non è colui che cerca di sfuggirle, ma colui
che accetta di dover morire. È questo il passaggio per la vita eterna. Nel mito
di Harry Potter dunque si può riscontrare una lettura sapienziale dell’epoca
che stiamo vivendo. Non è il potere, non
è il successo, non è la vita facile che porta alle gioie più vere e più
profonde, ma la sola amicizia, il dono di sé, il sacrificio, l’adesione a una
verità non costruita a immagine dell’uomo stesso.
ANTONIO CARRIERO, Avvenire, 10-11-2010
mi hai convinto ad andare a vedere il film... comunque non potra mai battere il signore degli anelli...
RispondiEliminaGUFO CULOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
RispondiEliminaE io che pensavo che Harry Potter non avesse alcun senso... Comunque DI hai ragione ... Il signore degli anelli è imbattibile...
RispondiEliminabella vez sapete ke concordo...anke se nn ho letto una riga dell'articolo xDxDxD
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