venerdì 26 novembre 2010

8° incontro giovanissimi del 24-11-2010

-Dio creatore dell’uomo-Amante della vita parte 1-
E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò:  maschio e femmina li creò. Gn 1,27

Io ti rendo grazie:hai fatto di me una meraviglia stupenda;meravigliose sono le tue opere,le riconosce pienamente l'anima mia. Sal 139,14

Dio è il Creatore dell'uomo e quindi la nostra vita è un DONO preziosissimo.  La nostra vita va un VALORE e richiede di essere rispettata. Purtroppo non sempre è così: ci sono alcune situazioni in cui non viene rispettata, pertanto ci sono persone che pur di proteggere la vita di altrii sacrificano la propria.: la vita è donata! Noi non siamo padroni della nostra vita e di quella degli altri, ma siamo custodi!!!  Essere cristiani richiede di VIVERE LA VITA PIENAMENTE, senza sprecarla e promuovere il RISPETTO e la DIGNITA' della vita di ogni essere umano in tutte le circostanze in cui egli si trova. 
Di seguito alcune testimonianze "forti" di vita vissuta, non rispettata, donata.

1. «Non curatemi Il mio bambino deve nascere
«Quando ha saputo di essere ammalata e che l’alternativa erano le cure o la vita del bambino, mia moglie non ha avuto dubbi. Ha sospeso la chemioterapia e ha aspettato che il nostro piccolo venisse alla luce. Poi ha ricominciato a curarsi ma ormai era troppo tardi». Poche parole asciutte e dignitose come è costume della gente della montagna e poi la sobrietà di un silenzio che non nasconde il dolore: Adelmo Stefanelli, 66 anni, operaio in pensione, ha dato ieri l’ultimo saluto a sua moglie Malgorzata - Margherita -Burakowska, 39 anni polacca, nella chiesa di Castelnovo né Monti sulla montagna reggiana. La donna, nel 2008, ha rifiutato le cure per fare nascere il piccolo Gabriele che oggi ha 19 mesi e si è spenta stroncata da un tumore al seno. 
2. «Ciao, grande!! 
Marcello Vezzani  cresce nella parrocchia di Madonna di Fatima di Correggio. Fin dalla scuola media inizia il suo impegno alla Casa della Carità di Fosdondo, condividendo con gli ospiti molti momenti durante la settimana e periodi di vacanza. Alla messa della domenica lo si può trovare puntualmente in un banco di sinistra, con un ospite della Casa della Carità. Anche la musica fa parte della sua vita: fin da bambino inizia a fare parte della banda cittadina, dopo lunghi anni di solfeggio, diventa percussionista ufficiale. Si iscrive all’università di Modena e Reggio Emilia, alla facoltà di Chimica che conduce brillantemente. In famiglia Marcello è un segno dell’amore del Signore, sempre desideroso che la gioia sia il pane quotidiano della vita di ogni giorno, e accoglie con il sorriso chiunque bussi alla loro porta, soprattutto gli extra comunitari. In parrocchia fa parte con entusiasmo alla compagnia degli attori “Per caso” e recita nel musical “Con la vita dentro” sulla vita del beato Pier Giorgio Frassati.
I suoi amici sono abituati a vederlo sempre di corsa, in sella alla sua bicicletta, che corre dalla messa a lezione, alla Casa della Carità, all’oratorio.. sempre di corsa, quasi non voler sprecare neanche un momento della sua giovinezza, preoccupato dal non perdere nessuna occasione di bene. Sempre pronto a fermarsi per due chiacchiere, con il suo puntuale saluto: “Ciao grande!!”.
Giovedì 5 giugno 2003, lascia di corsa l’università a Modena, è un giorno speciale: ha finito con la sua professoressa la tesi di laurea e deve correre a casa per annunciare ai genitori la sorpresa che si laureerà a luglio. Non arriverà mai a casa, perché un collasso lo stronca proprio davanti alla sede del 118 del Policlinico, a nulla vale il soccorso portato immediatamente. Marcello cade a terra stringendo al petto la sua tesi, ma … è già in Paradiso! Una vita “normale”, senza gesti eclatanti ma semplicemente piena.

L’ultimo saluto (dall’omelia del parroco don Walter Rinaldi):
«La sua fede era entusiasta, come era contento del dono della vita, così giustamente viveva e manifestava con naturalezza la gioia che scaturisce dalla fede in Gesù Cristo anche di fronte alle difficoltà. Da dove gli venivano questa forza e questo entusiasmo? Gli venivano dall’Eucarestia, perché è l’Eucarestia che fa i cristiani; è Gesù che ce lo ricorda “Chi mangia la mia carne, avrà la vita”. Quasi ogni sera lo vedevamo arrivare di corsa, come sempre, dall’università per partecipare alla celebrazione dell’Eucarestia e nutrirsi del Corpo di Cristo che dà la forza per una vita cristiana seria e coerente.
Ci consola anche il pensiero profondo di S. Agostino che scrisse, in occasione della sua santa madre Monica, “Non è tanto la lunghezza della vita che conta, ma l’intensità e la serietà con cui si vive”. Tu Marcello hai vissuto intensamente ogni giorno».


3. «Scegliete, e lo esigo, il bimbo: salvate lui!»

 Gianna Beretta mamma di 3 figli e medico nel 1961 si scopre di nuovo incinta, ma a fianco dell'utero cresceva un grosso fibroma asportabile solo con un intervento chirurgico. Nel suo cuore di medico si scatena la lotta: la sua vita o la vita del bimbo con la morte sicura della madre? La scelta è per la vita del figlio: quello che ha fatto non l'ha fatto per andare in Paradiso, sono le parole del marito, l'ha fatto perché si sentiva una mamma.

Il 20 agosto del 1962, Venerdì Santo, Gianna entra nell'ospedale di Monza per affrontare un intervento chirurgico che non può essere dilazionato e che rivelerà tutto il suo coraggio e la sua fede in Dio. Al marito prima del parto dice, con tono fermo e al tempo stesso sereno, con uno sguardo profondo che non dimenticherà mai più: se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete, e lo esigo, il bimbo: salvate lui!

Il 21 aprile alle ore 11, dopo il taglio cesareo, ecco una bella bimba. Sarà chiamata, per volontà del padre, Gianna Emanuela: Gianna in ricordo della madre ed Emanuela per ricordare la presenza di Dio tra di noi, anche nei momenti più difficili della vita. Dopo qualche ora dal parto iniziarono per lei sofferenze inaudite, la lunga agonia, durante la quale per salvarla fu tentato tutto. Gesù invocato e ricevuto tante volte, le diede la forza per l'ultimo dono di vita... si spense mormorando: Gesù, ti amo. Erano circa le 8 del 28 aprile 1962. Aveva 39 anni.

Il 24 aprile del 1994 Papa Giovanni Paolo II la dichiarò Beata dicendo: "Quale eroica testimonianza è la sua, vero canto alla vita, in stridente contrasto con una certa mentalità oggi dilagante".

La sua vita su questa terra, durata solo 40 anni, ha lasciato un segno indelebile: è possibile amare fino a dare la vita per colui che si ama.
  
Le parole di Gianna:
“Sorridere a tutti quelli che il Signore ci manda durante la giornata. La felicità è avere Gesù nel cuore. È vivere momento per momento, e ringraziare il Signore di tutto ciò che egli, nella sua bontà, ci manda.”


4. Accusata dalle compagne di lavoro
Il giorno in cui la vita di Asia Bibi è cambiata è il 18 giugno 2009: 37 anni e madre di 4 figli, appartenente ad una delle sole tre famiglie cristiane (su 1.500) del villaggio di Ittanwali, nel Punjab in Pakistan, Asia lavorava come al solito nella tenuta agricola di un proprietario musulmano. Ma per l’ennesima volta le compagne di lavoro invitavano con insistenza Asia ad abbandonare la sua religione cristiana e a diventare musulmana. Alle sue resistenze, quel giorno, seguì una discussione molto animata durante la quale Asia manifestò con parole chiare la sua fede cristiana, arrivando anche a nominare il nome di Maometto. Tanto è bastato perché le sue compagne di fatica si arrabbiassero, la insultassero e le facessero violenza, arrivando a rinchiuderla. Di lì la situazione è peggiorata settimana per settimana: Asia da allora è stata tenuta sotto custodia dalla polizia locale della città di Nankana sotto pressione degli estremisti musulmani. Fino alla condanna a morte di domenica 7 novembre con l’accusa di blasfemia.

1 commento:

  1. a me non è piaciuto!non il film eh!l'incontro! cioè..il CINE era bello è il FORUM che non mi ha entusiasmato...

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