mercoledì 13 ottobre 2010

2° incontro giovanissimi del 13-10-2010


Ricerca, desiderio, tensione all’infinito
Il desiderio d’infinito nella letteratura
1-    Canto di un pastore errante dell’Asia, Leopardi.  L’uomo di fronte alla Natura che è molto più grande di Lui si pone domande, si interroga sul senso della vita. Il pastore del canto guarda una sera, il cielo e interroga la luna.
2-    Inferno, canto XXVI, Dante. È il canto di Ulisse, il quale mosso dalla sete di conoscenza, spinge i suoi compagni, a raggiungere le colonne d’Ercole, simbolo del limite umano della conoscenza antica. L’uomo non si accontenta di ciò che vede e conosce, ma vuole andare oltre.
3-    Il colombre, Buzzati. Un ragazzo navigando con suo padre, un giorno  vede il colombre, un mostro marino che lo perseguita continuamente. Egli è incuriosito, ma ha paura ad avvicinarsi. Passano gli anni, il ragazzo si costruisce una vita, ma non riesce a cancellare questo desiderio di conoscere il colombre. Ormai vecchio, decide di tornare in barca e di incontrarlo. Il mostro gli regala una perla preziosa, ma il protagonista poco dopo muore. Il desiderio sempre presente di conoscere e farsi domande a volte frenato dalla paura di darsi risposte.
Domande per riflettere:
·      Sei convinto che l’uomo sia spinto a desiderare qualcosa di altro oppure pensi che sia una perdita di tempo?
·      Ti sei mai posto domande “esistenziali” (perché sono qui, da dove vengo, verso dove vado, cos’è il dolore..)?
·      C’è il desiderio di conoscere e di ricerca?
·      La paura delle risposte ti frena? Oppure sei curioso e continui a cercare?

Conclusione
L’uomo da sempre non si accontenta della realtà che lo circonda, ma ha nel cuore  il desiderio di cercare qualcosa di altro, di farsi domande e cercare risposte in qualcosa (Dio, la scienza, l’oroscopo, il fato, la Natura, …). L’uomo non si accontenta solo di rapporti di fiducia umani (incontro precedente), ma cerca fiducia in qualcosa di più grande. 
Anche Papa Benedetto XVI descrive questo nel messaggio per la GMG 2011:

In ogni epoca, anche ai nostri giorni, numerosi giovani sentono il profondo desiderio che le relazioni tra le persone siano vissute nella verità e nella solidarietà. Molti manifestano l’aspirazione a costruire rapporti autentici di amicizia, a conoscere il vero amore, a fondare una famiglia unita, a raggiungere una stabilità personale e una reale sicurezza, che possano garantire un futuro sereno e felice. Certamente, ricordando la mia giovinezza, so che stabilità e sicurezza non sono le questioni che occupano di più la mente dei giovani. Sì, la domanda del posto di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sicuro sotto i piedi è un problema grande e pressante, ma allo stesso tempo la gioventù rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande. Se penso ai miei anni di allora: semplicemente non volevamo perderci nella normalità della vita borghese. Volevamo ciò che è grande, nuovo. Volevamo trovare la vita stessa nella sua vastità e bellezza. Certamente, ciò dipendeva anche dalla nostra situazione. Durante la dittatura nazionalsocialista e nella guerra noi siamo stati, per così dire, “rinchiusi” dal potere dominante. Quindi, volevamo uscire all’aperto per entrare nell’ampiezza delle possibilità dell’essere uomo. Ma credo che, in un certo senso, questo impulso di andare oltre all’abituale ci sia in ogni generazione. È parte dell’essere giovane desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande. Si tratta solo di un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No, l’uomo è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito.

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