Ricerca,
desiderio, tensione all’infinito
Il desiderio
d’infinito nella letteratura
1- Canto di un pastore errante dell’Asia,
Leopardi. L’uomo di fronte alla Natura
che è molto più grande di Lui si pone domande, si interroga sul senso della
vita. Il pastore del canto guarda una sera, il cielo e interroga la luna.
2- Inferno, canto XXVI, Dante. È il canto
di Ulisse, il quale mosso dalla sete di conoscenza, spinge i suoi compagni, a
raggiungere le colonne d’Ercole, simbolo del limite umano della conoscenza
antica. L’uomo non si accontenta di ciò che vede e conosce, ma vuole andare
oltre.
3- Il colombre, Buzzati. Un ragazzo
navigando con suo padre, un giorno vede
il colombre, un mostro marino che lo perseguita continuamente. Egli è
incuriosito, ma ha paura ad avvicinarsi. Passano gli anni, il ragazzo si
costruisce una vita, ma non riesce a cancellare questo desiderio di conoscere
il colombre. Ormai vecchio, decide di tornare in barca e di incontrarlo. Il
mostro gli regala una perla preziosa, ma il protagonista poco dopo muore. Il
desiderio sempre presente di conoscere e farsi domande a volte frenato dalla
paura di darsi risposte.
Domande
per riflettere:
·
Sei convinto che l’uomo sia spinto a desiderare
qualcosa di altro oppure pensi che sia una perdita di tempo?
·
Ti sei mai posto domande “esistenziali” (perché
sono qui, da dove vengo, verso dove vado, cos’è il dolore..)?
·
C’è il desiderio di conoscere e di ricerca?
·
La paura delle risposte ti frena? Oppure sei
curioso e continui a cercare?
Conclusione
L’uomo da sempre non si accontenta della
realtà che lo circonda, ma ha nel cuore
il desiderio di cercare qualcosa di altro, di farsi domande e
cercare
risposte in qualcosa (Dio, la scienza, l’oroscopo, il fato, la Natura,
…). L’uomo non si accontenta solo di rapporti di fiducia umani (incontro
precedente), ma cerca fiducia in qualcosa di più grande.
Anche Papa Benedetto XVI descrive questo nel messaggio per la GMG 2011:
In ogni epoca, anche ai nostri giorni, numerosi giovani sentono il profondo desiderio che le relazioni tra le persone siano vissute nella verità e nella solidarietà. Molti manifestano l’aspirazione a costruire rapporti autentici di amicizia, a conoscere il vero amore, a fondare una famiglia unita, a raggiungere una stabilità personale e una reale sicurezza, che possano garantire un futuro sereno e felice. Certamente, ricordando la mia giovinezza, so che stabilità e sicurezza non sono le questioni che occupano di più la mente dei giovani. Sì, la domanda del posto di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sicuro sotto i piedi è un problema grande e pressante, ma allo stesso tempo la gioventù rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande. Se penso ai miei anni di allora: semplicemente non volevamo perderci nella normalità della vita borghese. Volevamo ciò che è grande, nuovo. Volevamo trovare la vita stessa nella sua vastità e bellezza. Certamente, ciò dipendeva anche dalla nostra situazione. Durante la dittatura nazionalsocialista e nella guerra noi siamo stati, per così dire, “rinchiusi” dal potere dominante. Quindi, volevamo uscire all’aperto per entrare nell’ampiezza delle possibilità dell’essere uomo. Ma credo che, in un certo senso, questo impulso di andare oltre all’abituale ci sia in ogni generazione. È parte dell’essere giovane desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande. Si tratta solo di un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No, l’uomo è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito.
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