Per leggere con occhi diversi un fatto di cronaca ... e parlare di resurrezione!
La lezione del minatore-teologo è un’antifona pasquale
Non so bene
come si chiami, so solo che gli siamo debitori di una splendida, illuminante
lezione di teologia della Resurrezione: uscita, non a caso, da quegli 'inferi'
che sono stati, per 70 giorni, le maligne profondità della miniera cilena che
aveva inghiottito i trentatré minatori. Oggi restituiti alla vita:
'resuscitati' insomma. E la parola non è esagerata: non a caso, ai trentatré
'tornati' dalla morte, le autorità hanno preso le impronte digitali per
'certificare' che sono proprio loro e sono vivi: così come si fa con chi era
considerato ufficialmente perduto, sparito nel gorgo della morte dalla quale,
di solito, nessuno ritorna.
Il 'teologo'
che non ti aspetti, si chiama – credo – Antonio Sepulveda, ed è stato uno dei
primi a tornare alla luce. Ma non è il nome quello che conta. Contano le
indimenticabili le parole con cui ha commentato la sua incredibile vicenda: ero laggiù in fondo, ha detto, stavo
insieme a Dio e al Diavolo. Hanno lottato molto, hanno lottato a lungo: infine ha vinto Dio.
È improbabile
che Antonio sappia il latino, ed è difficile che queste splendide, antiche,
parole (di autore ignoto, pure lui) le abbia sentite cantare in chiesa
(purtroppo non si usa più): e tuttavia quello che ha detto è la traduzione
esatta di una delle più belle 'Antifone' della chiesa, quella alla «Vittima
pasquale» che così recita: « Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux
vitae mortuus regnat vivus », «Morte
e Vita si sono affrontate in un duello mai visto, il Signore della Vita , che
era morto, regna: Vivo».
Così parlò il
teologo non togato, barba occhi e capelli nerissimi, di mestiere minatore,
stretto fra moglie e figli. Parlò alla Tv. Era mercoledì tredici ottobre 2010,
era il giorno in cui il Rosario contempla i misteri gloriosi, ivi compreso il
mistero più 'mistero' che ci sia , quello della Resurrezione: uno di quelli che
resta sempre così 'oscuro' alla ragione umana, anche dopo mille riflessioni,
anche dopo le più belle omelie, anche dopo le più impeccabili esegesi bibliche.
Poi, all’improvviso, ecco l’illuminazione, che dà carne e sangue alla Verità rimasta così a lungo nascosta. Che esca dalla bocca di un uomo di tutti i giorni, di uno tornato dalla morte, fa parte di quel mistero vivente che è la vita di ognuno di noi. Che sia affiorata, colpendoti con la forza di un fulmine, sulle labbra di chi mai ti saresti aspettato, è la riprova del fatto che nel mistero siamo immersi, anche quando ce lo dimentichiamo perdendo la bussola. Poi, d’improvviso, la bussola la si ritrova: per vie davvero imperscrutabili, le stesse parole di Vita che giacevano dimenticate in un’Antifona sprofondata nel buio dei secoli, tornano sulla bocca di un operaio che di loro nulla sapeva. Perché la Verità c’è e splende, quando vuole, come vuole, con la forza che ha solo Nostro Signore, che è il Signore della Vita. Tutto il resto è Morte, o anticamera della morte : l’orribile delitto di Avetrana, la violenza cieca dei tifosi serbi a Genova, i non meno i ciechi, tentati omicidi di Milano e Roma, gli sconfortanti talk show che li commentano con ottusa, disumana , petulanza... Sì, anche di questo 'buio' sono piene le tv. Ma, dopo le parole di Antonio, dopo il 'miracolo' che ci ha regalato in questi giorni un intero Paese, il Cile, è così chiaro che tutto questo non conta: perché queste sono le mille facce dello stesso diavolo con cui Dio combatte, ogni giorno, nel tempo che si fa storia ed è cronaca. Combatte, in 'mirabile' sorprendente, duello.
Poi, all’improvviso, ecco l’illuminazione, che dà carne e sangue alla Verità rimasta così a lungo nascosta. Che esca dalla bocca di un uomo di tutti i giorni, di uno tornato dalla morte, fa parte di quel mistero vivente che è la vita di ognuno di noi. Che sia affiorata, colpendoti con la forza di un fulmine, sulle labbra di chi mai ti saresti aspettato, è la riprova del fatto che nel mistero siamo immersi, anche quando ce lo dimentichiamo perdendo la bussola. Poi, d’improvviso, la bussola la si ritrova: per vie davvero imperscrutabili, le stesse parole di Vita che giacevano dimenticate in un’Antifona sprofondata nel buio dei secoli, tornano sulla bocca di un operaio che di loro nulla sapeva. Perché la Verità c’è e splende, quando vuole, come vuole, con la forza che ha solo Nostro Signore, che è il Signore della Vita. Tutto il resto è Morte, o anticamera della morte : l’orribile delitto di Avetrana, la violenza cieca dei tifosi serbi a Genova, i non meno i ciechi, tentati omicidi di Milano e Roma, gli sconfortanti talk show che li commentano con ottusa, disumana , petulanza... Sì, anche di questo 'buio' sono piene le tv. Ma, dopo le parole di Antonio, dopo il 'miracolo' che ci ha regalato in questi giorni un intero Paese, il Cile, è così chiaro che tutto questo non conta: perché queste sono le mille facce dello stesso diavolo con cui Dio combatte, ogni giorno, nel tempo che si fa storia ed è cronaca. Combatte, in 'mirabile' sorprendente, duello.
Sappiamo che vincerà Lui: a ricordarcelo,
ci voleva il minatore Antonio, restato nella bocca del 'leone' per settanta
interminabili giorni. Laggiù, nel più profondo del buio e della disperazione,
dal quale, come dal sepolcro, s’è fatta imperiosamente strada la Luce che non
muore.
GABRIELLA
SARTORI, Avvenire, 15-10-2010
Nessun commento:
Posta un commento